Fabris comincia con un flop. E lo sci alpino è già nel caos

Brutto inizio. Il pattinaggio parte con una delusione. La pioggia rovina la pista: libera annullata, si aspetta il freddo

Glielo hanno chiarito fin da piccolo: nella vita si deve andare dritto, guai a curvare troppo, nemmeno nello sport che poi Enrico Fabris si è scelto come lavoro e che ieri però, su un ghiaccio con oltre il 34% di umidità, ha rallentato la sua corsa facendolo scivolare, con un ritardo di 5"93, al settimo posto nella gara, i 5.000 metri, che 4 anni fa a Torino gli valse il bronzo. Impossibile tenere il passo del suo compagno di pista e di tanti allenamenti, il russo Ivan Skobrev, finito terzo (+3 45), dietro al coreano Lee Seung (+2 35).
Ma soprattutto impensabile stare in scia al vero avversario della pista lunga, quello che non pattina, ma scorre: quel tempo che ha azzerato le speranze di Enrico Fabris, apparso da subito meno sciolto e potente, e premiato invece un guru della materia. A vincere i 5mila metri è stato infatti il predestinato olandese Sven Kramer, nuovo record olimpico in 6’14"60, che ha annientato anche il suo compagno diretto, lo statunitense Shani Davis, scivolato come Fabris nelle retrovie di una giornata storta.
Fabris ci ha provato, ma ha patito troppo l'esplosività degli altri. «Sono amareggiato, non sono riuscito a essere incisivo come avrei voluto. Il ghiaccio? No, non c'entra, è tutta colpa mia». Si prende tutta la responsabilità Fabris eppure questo ghiaccio così fragile, morbido e umido - sembra un'ovvietà - è stato il problema di molti. Nell'ovale sul mare di Vancouver erano in 7.600 a tifare, ma gli atleti non sapevano se sentirsi sollevati dalle rispettive tifoserie o atterriti da qualche loro respiro in più. Ma con questa umidità tutti dovranno fare i conti e imparare a convivere. Se possibile a vincere. Come proverà subito Fabris nei 1.500.
Da un risultato che non arriva ad una gara ancora rinviata. Lassù a Whistler, sempre per colpa delle bizze del meteo, anche la libera maschile è stata rinviata a domani. Nella notte Gunter Hujara ed Helmut Schmalz, responsabili della sicurezza nelle discipline veloci, hanno optato per un rinvio. L'ennesimo, dopo l'annullamento in sequenza di due prove - le ultime per la libera e le prime per la combinata femminile - cui si somma la cancellazione a tavolino della combinata femminile prevista oggi. Troppo rischioso far correre gli atleti sulla pista che più che un terno al lotto somigliava ad un patchwork di nevi differenti. «È fresca in alto, poi smolla, quindi tradisce e torna pesante nella parte bassa», spiegava ieri Kristian Ghedina. Brutta bestia questa "Dave Murray": su in partenza, quota 1.678, 20 centimetri di neve fresca hanno richiesto l'intervento dei gatti delle neve per lavorare il manto. Più sotto, dalla partenza del gigante a 1.210 metri, la neve è bagnata e gli uomini la lavorano «a mano», o meglio con i piedi. Per fortuna a fine settimana dicono che arriverà il freddo.
LuGa