La «faccia» che ha ispirato letteratura, poesia e musica

«Sulla luna, per piacere, / non mandate un generale / ne farebbe una caserma / con la tromba e il caporale./ Non mandateci un banchiere / sul satellite d'argento, / o lo mette in cassaforte / per mostrarlo a pagamento». Comincia così la poesia Sulla luna di Gianni Rodari, uno dei tanti che l'hanno cantata e celebrata come un oggetto magico e misterioso. Molto prima le aveva dedicato dei versi anche Giacomo Leopardi: «O graziosa luna, io mi rammento / Che, or volge l'anno, sovra questo colle/ Io venia pien d'angoscia a rimirarti: / E tu pendevi allor su quella selva / Siccome or fai, che tutta rischiari» e come lui hanno fatto, tra i tanti, anche Cesare Pavese con La luna e i falò e Charles Baudelaire con la poesia Tristezza della Luna.
Letteratura e poesia da sempre raccontano il mito della luna, il suo fascino e il rapporto che c’è tra l’umanità e il satellite che la notte la illumina. Quel rapporto è stato oggetto di studi scientifici e da sempre fa parte di molte mitologie e credenze popolari. Le numerose divinità lunari sono spesso femminili, come le dee greche Selene e Artemide, e le loro equivalenti romane Luna e Diana. Si possono trovare anche divinità maschili, come Nanna o Sin dei Mesopotamici, Thoth degli Egiziani e il dio giapponese Susanowo, assieme ad Isil che si trova nella mitologia inventata della Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien. Parole come lunatico sono derivate dalla Luna a causa della credenza popolare che la Luna sia una causa di pazzia periodica. Altre credenze popolari sostengono che i licantropi, creature mitiche capaci di trasformarsi da umani in animali e viceversa, traggano i loro poteri dalla Luna e cambino nella loro forma bestiale durante la luna piena.
La luna trova ampio spazio nella religione islamica. Ne è il simbolo che, soprattutto in India, viene utilizzato come ornamento. Nella religione induista, invece, un aneddoto mitologico avente come protagonista Ganesha (la divinità dalla testa d'elefante) spiega l'origine delle fasi lunari.
Letteratura e filosofia hanno ampliato e alimentato il mito. Ma non sono stati soltanto i letterati a provare ad immortalarla. Lo ha fatto anche Federico Fellini nel 1990 con il film La voce della luna ispirato al Poema dei lunatici di Ermanno Cavazioni, un viaggio onirico all'interno dell'immaginazione, percorso da Roberto Benigni e Paolo Villaggio che un giorno riescono a catturare la luna, quella che per tante notti, parlando, indicava loro la strada. E anche il principe De Curtis che nel lungometraggio di Steno Totò nella luna del 1958, interpretato assieme a Ugo Tognazzi, è un editore di una rivista per soli uomini che per la consueta serie di equivoci e persino per l'intromissione di alcuni extraterrestri, finisce dritto nello spazio.
Per non parlare delle canzoni in cui il satellite è protagonista assoluto tra le note musicali: in passato c'erano Luna caprese e Luna rossa, più recentemente da E la luna bussò di Loredana Bertè («Dove è un lusso la fortuna / c'è bisogno della luna»), Dillo alla Luna di Vasco Rossi (Se c'è qualcosa che non ti va?/ ...dillo alla Luna!) e Luna a cui Gianni Togni si rivolgeva così: «Luna non dirmi che a quest'ora tu già devi scappare / in fondo è presto l'alba ancora si deve svegliare / bussiamo insieme ad ogni porta / se sembra sciocco cosa importa... Luna!».