Faddej Uspenskij

Riporta Il’ja Semenenko-Basin nel suo libro Eternamente fiorisce (La Casa di Matriona) che il martire di oggi si chiamava Ivan ed era nato nel 1872 nella diocesi di Nižnij Novgorod. L’Uspenskij studiò all’accademia teologica di Mosca, poi si fece monaco col nome di Faddej e fu ordinato sacerdote. Divenne rettore del seminario di Olonec e pubblicò un paio di opere ritenute fondamentali. Nel 1908 fu consacrato vescovo di Vladimir-Volynskij. Era letteralmente venerato dal popolo. Infatti, fedelissimo al suo voto monastico di povertà, distribuiva ai poveri e agli affamati (che a quel tempo non mancavano) perfino quanto gli era necessario. Nel 1921 fu fatto arcivescovo di Astrachan’ ma già l’anno seguente era in una prigione bolscevica. Ci stette un paio d’anni. Nel 1926, mentre si recava a Mosca, venne arrestato nuovamente e deportato nel governatorato di Saratov. Altri due anni di sorveglianza, poi fu liberato. Nel 1928 il metropolita Sergij Stragorodskij gli assegnò il vescovato di Tver’. Ma era troppo popolare e amato dalla gente perché il regime lo lasciasse in pace. Nel 1936, infatti, il governo sovietico ordinò al metropolita di trasferire il vescovo Uspenskij alla diocesi di Kostroma. Ma il santo sapeva perfettamente che il metropolita non c’entrava con quella decisione; così, si rifiutò di abbandonare il suo gregge e di farsi neutralizzare come pastore. La risposta di Stalin fu immediata: nel 1937 il vescovo di Tver’ venne arrestato, processato, condannato e fucilato. Era il 18 dicembre del calendario ortodosso. L’ultimo giorno dell’anno per gli occidentali.