La falsa ecologia che fa rima con la violenza

Gianni Baget Bozzo

Angela Merkel, al congresso della Cdu a Stoccarda, ha dichiarato che il principale vantaggio della coalizione rossonera è l’esclusione dei Verdi dalla maggioranza politica. Le maggiori difficoltà allo sviluppo economico della Germania vengono dalla contrarietà del partito ecologista ad accettare il principio della compatibilità della crescita e della tutela dell’ambiente: e quindi l’affermazione che il sistema capitalistico è incompatibile di per sé con il principio fondamentale della compatibilità dell’uomo con l’ecosistema. Questa ideologia sottile sta alla base del rigetto della civiltà occidentale che, applicando nuove tecniche alla vita della società, ha reso l’uomo un “cancro dell’universo” che consuma l’unità originaria della vita connessa al sistema terra. Questa concezione ha la capacità di riprendere interamente la critica del capitalismo propria della tradizione marxista e di condurla ad un approccio interamente diverso non solo dal marxismo, ma da tutta la modernità. Il principio che accomuna cristiano e moderno è quello della creatività dell’uomo e della sua capacità di «possedere la terra». Questo clima ecoterrorista è oggi dominante nella cultura occidentale ed è per questo che il partito verde riesce ad ottenere dei consensi motivati soltanto dalla paura che la terra scoppi sotto il peso del progresso umano. In questo clima generale nasce il rigetto che investe le opere tese a costruire una società in crescita sul piano economico ed industriale nei Paesi occidentali: fuori di questa area tale paura non esiste.
Se possiamo applicare il termine «nichilismo», usato da Benedetto XVI, alla realtà postmoderna, possiamo dire che l’ecologismo fanatico è un fondamentalismo fanatico, una negazione assoluta e per questo merita il nome di nichilismo. Quello che è accaduto in Val di Susa è proprio l’uso dell’ecoterrorismo, il timore dell’uranio e dell’amianto, la paura che dovrebbe paralizzare ogni opera di ingegneria comportante la costruzione di tunnel tra le montagne. Qui si crea un nesso pericoloso perché l’ecoterrorismo può spingere alla violenza popoli e persone pacifiche, ma che si vedono in pericolo di vita o di danni economico sociali connessi agli interventi necessari per creare strutture di comunicazione essenziali anche a una civiltà postmateriale come quella in cui viviamo. Il ministro Pisanu ha dichiarato alla Camera dei deputati che in Val di Susa «la protesta dell’8 dicembre è andata ben oltre la prevedibile veemenza, quel giorno i confini tra manifestanti pacifici e gruppi eversivi sono caduti». Questo spiega perché il governo si è fermato innanzi a un problema nuovo: la connessione organizzata tra la protesta dei cittadini e i gruppi anarcoinsurrezionalisti, che avevano trovato l’occasione per l’insurrezione. Quello che era già accaduto ad Aversa e a Scanzano Ionico qui si è ripetuto in forma più grave, per la prima volta nel nostro Paese. Gli anarcoinsurrezionalisti hanno trovato un popolo e, se l’azione dello Stato fosse andata oltre, le forze dell’ordine avrebbero dovuto affrontare una intera popolazione. Il problema è evidentemente soltanto rinviato, i termini però sono stati chiariti.
L’anarcoinsurrezionalismo può trovare un terreno di massa, ciò può accadere in Val di Susa come altrove. Questa è la conseguenza dell’ecoterrorismo che è entrato in Occidente ed è la negazione della fiducia nella creatività dell’azione umana che nasce dalla tradizione cristiana e dalla cultura moderna. La radicalità del problema non è stata ancora chiarita: ed è merito del consueto coraggio del ministro degli Interni di averla così chiaramente evocata innanzi al Parlamento. Se il centrosinistra vincesse le elezioni, avrebbe di fronte il medesimo problema, solo che avrebbe le componenti antagoniste, amiche degli anarcoinsurrezionalisti, all’interno della maggioranza. Basta leggere al riguardo il modo con cui Liberazione commenta il discorso del ministro degli Interni.
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