Le fantasie epistolari del ministro sognatore

Durante le ferie a quanto pare la fantasia del ministro Padoa-Schioppa, forse complice qualche allegra tavolata fra amici, prende il volo e si estrinseca in sognanti letterine che finiscono nelle redazioni dei quotidiani per poi essere date in visione al sempre più perplesso pubblico dei lettori. Un esempio eccellente fu un’epistola affidata al Corriere il giorno dell’Epifania, dove il ministro vagheggiava una società dove veniva premiato il merito, dove i fannulloni venivano puniti, magistrati compresi (!!!), mentre il lettore stupito si chiedeva se l’autore di quei sogni fosse lo stesso che aveva appena firmato un’invereconda finanziaria che andava esattamente in direzione opposta. Fra domenica e ieri, Repubblica ha ospitato un degno bis, nella forma di un duetto mieloso fra Scalfari e TPS sulla condizione delle nostre finanze. Confesso di essermi fermato nella lettura dell’editoriale scalfariano poco dopo le prime righe dell’elogio a Padoa-Schioppa, dove gli si dava merito di aver messo l’Italia in una condizione migliore rispetto al resto del mondo per affrontare le turbolenze dei mercati grazie al taglio del cuneo fiscale, che ha dato alle imprese bisognose ben 45 miliardi di euro.
A quel punto era evidente che si era nella fantascienza e ho ripreso in mano il libro di Harry Potter che stavo leggendo. Ma come? 45 miliardi? Ma nemmeno depredando l’oro di Bankitalia si arriva a quella cifra! Se va bene a Scalfari è saltata una virgola, se va male la decenza.
Come si fa poi a dire che siamo messi meglio degli altri... pur essendo chiaro a tutti che qui in Italia di mutui subprime non c’è nemmeno l’ombra, il nostro mercato azionario (che fotografa la situazione economica delle grandi imprese) non si è certo distinto, anzi, mantiene stabilmente la maglia nera di peggior borsa dall’inizio dell’anno. Ripreso in mano l’articolo dopo la civettuola risposta data alla stampa ieri da TPS si trova il vero punto: Scalfari in pratica si domanda se non si possa (per il bene dell’economia, ovvio) aumentare ancora un po’ la spesa statale.
Ecco il punto! Ecco la voce del Prodi disperato che spera di comprare consenso spendendo! Lo scontro con la realtà purtroppo non sarà allegro: tanto per cominciare l’Italia non cresce e ormai è chiaro a tutti che gli obiettivi del DPEF non saranno centrati nemmeno per il 2007: +0.2% il Pil nel primo trimestre, +0,1% nel secondo, il terzo chissà se avrà il più davanti... Con tanti saluti ad un paese che «finalmente cresce». Debito pubblico in costante salita nei dati anno su anno, alla faccia dei «conti risanati» e soprattutto una marea di impegni e spese improduttive già decise e che andranno a pesare sugli anni a venire. In questa situazione penso che gli italiani leggano i sogni del ministro Padoa-Schioppa (occorrono treni, posti di ricercatori, laboratori, strade, acqua, discariche, metropolitane... li possiamo fare smagrendo strutture pubbliche, spendendo meno in consumi correnti, con una politica di austerità delle retribuzioni pubbliche) con la stessa espressione della mucca che guarda il treno.
Se non ricordiamo male le principali spese del governo, sotto la responsabilità del sognatore TPS, sono state o saranno per l’inutile riforma delle pensioni, per la missione in Libano e per gli aumenti agli statali. Dove si annidi in tali provvedimenti l’austerità e lo «smagrimento» non è dato sapere, ma i nodi verranno al pettine molto velocemente, si può magari tentare di illudere i propri lettori distratti dalle onde... con la Commissione Europea sarà un po’ più complicato. Per quanto debole sia il baluardo europeo è l’unico argine che possa fermare la folle rincorsa del governo alla spesa elettorale, anche se forse è già troppo tardi. La frenesia di spesa di Prodi è già fin troppo evidente, non c’è certo bisogno dell’incitamento di Scalfari.
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