Farah Diba torna in tv dopo sei anni «Il mio Iran distrutto dai religiosi»

ParigiL'imperatrice di Persia faceva sognare il mondo con la sua bellezza, il suo charme e le sue ricchezze. Adesso Farah Diba è una donna di settant'anni, che vive in esilio a Parigi, dove conduce una vita molto riservata, nel ricordo del marito, lo scià Mohammad Reza Pahlavi (morto in esilio al Cairo nel 1980, un anno dopo aver dovuto lasciare il potere e il suo paese). Farah Diba non andava davanti alle telecamere dal 2003. Ha sempre declinato cortesemente ogni offerta di intervista dalle reti televisive di tutto il mondo. Stavolta ha detto sì a uno dei personaggi più noti e più amati della televisione francese: Frédéric Mitterrand, intellettuale e animatore televisivo.
L'incontro - trasmesso sabato sera da France 3 - è avvenuto a Parigi proprio in coincidenza con i trent'anni del cambiamento di regime nei palazzi di Teheran, dallo scià Reza Pahlavi all'attuale sistema politico-religioso, imperniato sugli esponenti sciiti. La tesi di Farah Diba è molto semplice: lo scomparso scià iraniano aveva in mente un piano di modernizzazione e di rilancio economico del proprio paese. Un progetto a cui stava attivamente lavorando e di cui l'insieme della popolazione iraniana avrebbe ampiamente beneficiato se il corso della storia fosse andato nel senso auspicato dall'allora famiglia imperiale. Farah Diba non vuol discutere delle accuse di autoritarismo che sono state mosse a Reza Pahlavi prima dell'insurrezione del 1878-79, che vide in primissimo piano l'ayatollah Khomeini. Per lei l'importante è ricordare il ruolo modernizzatore, legato alla figura del suo scomparso marito.
Il pensiero di Farah Diba, nata nel 1938, va a quando era ancora bambina: «La prima volta che ho visto il mio futuro marito, da lontano, avevo solamente otto anni», dice l'ex imperatrice dell’uomo andato al potere nel 1941. Poi aggiunge: «Per me si trattò di un momento straordinario. Era un momento molto importante anche per il paese, visto che il sovrano aveva appena ottenuto la libertà dell'Azerbajian, invaso dalle truppe dell'Unione Sovietica. Il re aveva sulla propria testa un'aureola di gloria e la folla era scesa nelle strade per ammirarlo e applaudirlo».
Ecco in seguito la settantenne Farah Diba ricordare le drammatiche vicende della crisi con gli Stati Uniti. «Quando avevo 14 anni - racconta - il re ha nazionalizzato il petrolio. Siamo stati molto fieri di questo gesto, ma il primo ministro, il dottor Mossadegh, ha voluto sfidare le potenze del mondo intero. Le compagnie petrolifere hanno, dal canto loro, rotto i contratti che le legavano all'Iran e di conseguenza abbiamo conosciuto un periodo estremamente difficile sul piano economico. Il sovrano ha destituito il suo primo ministro, che ha reagito cercando l'appoggio dei comunisti per tenergli testa».
Quella crisi, svoltasi all'inizio degli anni Cinquanta, ha provocato perplessità anche in Occidente. Ecco il bilancio che ne fa l'ex imperatrice: «Ci fu allora un periodo di incidenti anche gravi e di confusione. Il re dovette partire, andando all'estero. Le due fazioni - composte dai sostenitori del sovrano e da quelli di Mossadegh - litigavano in continuazione ovunque, nelle scuole o nelle famiglie. Alla fine il re ha fatto rientro nel paese a seguito di un sollevamento popolare in suo favore». Un'iniziativa fomentata dall'estero, come hanno sempre sostenuto gli avversari di Pahlavi? Ecco come risponde Farah Diba: «È vero che gli Stati Uniti d'America erano preoccupati per gli avvenimenti politici in atto in Iran, ma sarebbe errato credere che il ritorno dello scià sia stato pilotato dai servizi segreti statunitensi».
Farah Diba sposò Reza Pahlavi nel dicembre 1959 dopo una cerimonia da mille e una notte. Nell'intervista alla televisione francese, l'ex imperatrice, rifugiatasi all'estero nel gennaio 1979, ricorda: «La mia famiglia era animata da un grande spirito patriottico. Da molto tempo la monarchia operava allo scopo di modernizzare la società iraniana, proibendo che le donne portassero il velo e facendo in modo che le bambine andassero a scuola proprio come i maschietti, malgrado le pressioni esercitate dai fanatici tradizionalisti». Secondo l'ex imperatrice, già prima della II Guerra mondiale e già al tempo del padre di Reza Pahlavi la monarchia iraniana ha scommesso sulla modernità. Ma alla fine suo marito ha dovuto partire per l'esilio e i vecchi sogni sono finiti in frantumi.