Farmaci biologici per combattere i dolori articolari

Mariateresa Conti

Diagnosi precoce e farmaci biologici. Sono queste le «armi» più efficaci contro le malattie reumatiche, tra le patologie più diffuse - in Italia sono seconde solo alle affezioni dell'apparato cardiocircolatorio - eppure più «bistrattate», almeno in termini di disponibilità di posti letto dedicati (uno ogni 100mila abitanti).
Il dato - una speranza per chi conosce gli effetti invalidanti di artrosi, artrite reumatoide (solo in Italia diecimila nuovi casi l'anno, in prevalenza donne), artrite psoriasica, spondilite anchilosante, di tutto quel complesso, insomma, di patologie comunemente indicato come malattie reumatiche - arriva da Palermo, dove si è svolto il quarantatreesimo congresso della Società italiana di reumatologia. Una scelta non casuale, quella della Sicilia, per il confronto tra oltre duemila esperti in materia italiani e stranieri. Proprio l'isola, e Palermo in particolare, è capofila di un importante studio sul trattamento precoce dei pazienti affetti da artrite con l'infliximab, un farmaco biologico di nuova generazione. A guidare la ricerca, il professor Giovanni Triolo, direttore dell'Unità operativa di reumatologia dell'Università di Palermo: «Oggi - spiega - diagnosticare in tempo queste patologie significa evitare la progressione del danno strutturale. E questo è più facile grazie al fatto che si dispone, oltre ai farmaci tradizionali, di quelli di nuova generazione, i biologici come infliximab, adalimubab, etanercept. Questi farmaci non possono più essere considerati sperimentali. Per l'artrite reumatoide, per quella psoriasica e per la spondilite è ormai assodato che si tratta di farmaci importanti. Alla reumatologia del Policlinico di Palermo abbiamo circa 400 pazienti trattati con farmaci biologici, siamo tra i primi centri in Italia. A parte queste tre patologie, si cominciano ad avere dati anche per l'utilizzo dei biologici nelle vasculiti, nelle fasi più attive, quando con l'impiego di altri farmaci non si ottiene la risposta voluta».
Il segreto dei farmaci di nuova generazione è la loro azione mirata sul Tnf (tumor necrosis factor), una proteina coinvolta nell'attivazione della risposta infiammatoria del sistema immunitario. In pratica viene bloccato il meccanismo che scatena l'erosione della cartilagine delle articolazioni. Ma alla base di tutto c'è la diagnosi precoce, possibilmente quando i danni delle malattie reumatiche non si sono ancora instaurati. È in questa fase che i farmaci biologici danno i risultati più significativi. Come quelli venuti fuori da uno studio su pazienti con meno di tre mesi di malattia portato avanti dal Gisea (Gruppo italiano per lo studio delle Early arthritis). Grazie al trattamento precoce con farmaci biologici, a distanza di due settimane è stata riscontrata la scomparsa dei sintomi, e dopo tre mesi la scomparsa clinica della sinovite, esaminata con risonanza magnetica. «Se trattiamo - continua il professor Triolo - un paziente in fase ultraprecoce, oggi possiamo modificare la storia naturale della malattia. Il grosso problema non è solo quello di individuare il paziente con progressione rapida della malattia, ma di individuarlo precocemente, quando ancora non ha lesioni».
Un miglioramento della qualità della vita, ma anche un risparmio considerevole in termini di spesa sanitaria. Lo stesso Gisea ha condotto uno studio mirato sull'economicità della diagnosi precoce dell'artrite reumatoide: secondo i calcoli, il risparmio per la collettività sarebbe di 281 euro al mese per ogni paziente. Un dato del quale tenere conto.