La favola del risparmio energetico uno spot dettato dal governo

A leggere le paginate pubblicitarie di alcune aziende coinvolte nella produzione e distribuzione dell’energia, ci si chiede spontaneamente che relazione ci sia tra queste e il governo. Come ben sappiamo, questo governo non ha alcuna politica energetica, il che è come dire che non ha quasi alcuna politica, se è vero, com’è vero, che è la disponibilità d'energia abbondante, a buon mercato, e rispettosa dell'ambiente ciò che accresce il nostro benessere. Ma, sia chiaro, tutti i settori sono paralizzati, non sono solo quello dell'economia: tanto per dirne uno, banale, lo è anche la sicurezza, visto che sono pressoché soppresse le ronde notturne delle forze dell'ordine, prive anche della benzina per le loro auto.
Dire che questo governo non ha alcuna politica energetica, però, è una litote che non rende giustizia alla realtà delle cose: in tema d'energia, siamo in piena antipolitica, visto che il governo esplicitamente promuove una disponibilità d'energia che sia il contrario di ciò che dovrebbe essere, promuovendola razionata, costosissima, e irrispettosa dell'ambiente. Le aziende coinvolte nel settore energetico si sono subito adeguate, e nei loro messaggi promozionali la compiacenza ai capricci del governo è tanto palese da far quasi tenerezza. Fino all'avvento di questo governo nessuna azienda sentiva il bisogno di esaltare il proprio impegno nella produzione d'energia elettrica, ad esempio, dalle orripilanti turbine eoliche, anche perché quella produzione è stata pressoché inesistente: continua ad essere inesistente anche oggi e così sarà nel futuro, ma da alcuni mesi sembra, a leggere i messaggi promozionali, che sia il vento a muovere il mondo.
Leggiamo anche di messaggi di esortazione a risparmiare energia e, ancora una volta, l'ispirazione del governo ci sembra più che una semplice congettura. Ecco qua cosa ci tocca leggere: «Se ti abitui a spegnere gli elettrodomestici non lasciandoli in stand-by, puoi risparmiare oltre 50 euro l'anno». Messaggio con la pretesa della pubblicità-progresso, essendo arricchito dal monito: «Non lasciare gli elettrodomestici in stand-by è un bel segno di civiltà».
E invece è una cretinata, altro che storie. In casa godiamo di un bel mucchio di elettrodomestici, dal phon al frullatore, dalla lavatrice e lavastoviglie alla caldaia, dal rasoio elettrico alla sveglia elettronica. Se provate ad enumerare tutti quelli che avete in casa, ma proprio tutti, avrete una lista di alcune decine di oggetti che usano corrente elettrica, compresa la caldaia a gas. La maggior parte, però, quando non sono utilizzati sono completamente spenti. Altri (frigorifero, sveglia elettronica) devono rimanere sempre accesi. Pochissimi rimangono in stand-by, e, tra questi, molti non si possono spegnere senza fastidi. Pensate al telefono con segreteria telefonica incorporata o al lettore di dvd o di vhs: spegnerli significherebbe perdere ogni dato memorizzato nel loro orologio interno. Quanto al telefono cellulare, di notte possiamo anche spegnerlo, e di solito lo facciamo, ma anche lo allacciamo alla rete per caricarlo. Alla fine, gli unici elettrodomestici di cui possiamo sopportare il fastidio di accendere ogni volta che decidiamo di usarli sono il televisore e la caldaia a gas (che ci toccherebbe quindi accendere ogni volta che apriamo un rubinetto dell'acqua calda; ma dovremmo ogni volta anche chiudere e aprire il rubinetto del gas, sennò, in assenza di alimentazione elettrica non funzionano i dispositivi di sicurezza contro le fughe di gas).
Insomma, l'unico elettrodomestico che lasciamo in stand-by e che potremmo veramente spegnere è il televisore, il quale, quando in stand-by, assorbe sì e no 2 watt. Supponiamo ora che delle 8700 ore di un anno guardiate la Tv per 1700 ore e la lasciate spenta per 7000 ore: alla fine dell'anno avrete risparmiato 14 kWh d'energia elettrica che, a 18 centesimi al kWh fanno 2 euro e 50 centesimi e non gli «oltre 50 euro» vagheggiati dalle pubblicità di certe aziende troppo compiacenti alle cretinate di questo governo.