Per favore non scrivete «quant’altro» e «montagna assassina»

Vorrei fosse proibito per legge proferire o scrivere le seguenti parole e frasi sui quotidiani e nei tg: «La sua verità» (ma quante verità esistono? Non si potrebbe dire la sua versione dei fatti?); «Territorio» (gli animali hanno un loro territorio, noi abbiamo luoghi, zone, confini, province ecc.); «Quant'altro» (non so come si scrive né che significa); «Praticamente (giornalista praticante?)»; «Migrante (senza la «e» davanti); «Montagna assassina» (ma quando si decideranno a mettere in galera le montagne assassine?); «Scheggia, o auto impazzita» (ricoveriamole); «Equo e solidale» (ma con chi?); «Condiviso»; «Ecopass» (le tasse non inquinano mai); «Aprire un tavolo» (e chiudere una sedia?); «Cioè» (va ovunque, come il prezzemolo); «Bipartisan» (o baipartisan? Ad libitum); «Giovane ragazzo - a» (e i vecchi ragazzi dove li mettiamo?); «Sposato con due figlie» (oltre che incesto è bigamia). Non me ne vengono in mente altre, ma ce ne sono di sicuro. Vorrei che le pene fossero comminate in proporzione alla reiterazione del reato. Per la prima parolaccia una tirata d'orecchie in pubblico, la seconda idiozia, venti bacchettate sulle nocche delle mani, la terza stupidaggine, trenta minuti in ginocchio sui ceci (secchi). Farei una deroga per chi dice «checc'azzecca», poiché, avendo il porto d'armi, può tranquillamente sparare sulla lingua italiana.

Non farei deroghe, invece, per chi «porta avanti un discorso» (a meno che non lo sappia portare anche indietro) e per chi «traccia un quadro di riferimento» (a meno che non sia Picasso, che ha la facoltà di tracciare ogni quadro, anche quelli di riferimento). Abolirei «un pochettino», «un attimino», «un filino» e «un momentino». Fermerei l’overdose di «inquietante» (ormai tutto è inquietante, anche la minestrina servita in tavola per cena) e di «dialogo», soprattutto quello che nasce dopo un confronto «franco e costruttivo» (traduzione: finito a pesci in faccia). «Tra virgolette» ci metterei chi abusa della formula «tra virgolette», «nell’ottica» per me resta una questione di lenti e occhiali. Diffido della «certezza del diritto» (più che altro: certezza del diretto). E quando sento che qualcuno «si è spento» mi domando: ma chi l’aveva acceso? Gerry Scotti? Per non dire degli spiacevoli incidenti quando l’espressione si applica a particolari tipi di morti, come nel caso del famoso titolo del quotidiano: «Si è spento il giovane ustionato». Proporrei una moratoria all’uso dell’inglese a cominciare dalla limitazione dei «day», dall’«Election Day» all’«Open Day» (anche perché qualche quotidiano, preso dall’entusiasmo, ora scrive addirittura «Opus Day»). Non ho ancora capito perché da quando si parla di «sistema Paese», nel Paese ci sono sempre meno cose sistemate. Comunque mi rendo conto che è «lo snodo fondamentale» per «avere una mappatura completa», naturalmente «per quanto attiene l’articolazione degli interventi» sempre «lavorando in termini prospettici». Il tutto, alla fine, diventa inevitabilmente «cartina di tornasole» (anche se, considerando i risultati sembrerebbe più cartina di torna-nuvole). Sapendo che anch’io cadrò in tentazione e in errore, mi metto subito, caro lettore, preventivamente, in ginocchio sui ceci. Nel frattempo, però, vi chiedo di darmi il vostro contributo (segnalatemi altre parole ed espressioni che vi danno l’orticaria) senza però darmi l’«aut aut». È un’altra formula che non sopporto. Anche perché c’è sempre qualche mio collega pronto a trasformarla in «out out».