Ferrajoli: «L'assistenza è sempre più centrale»

Piero Evangelisti

Il mercato dei veicoli industriali, i truck da oltre 35 quintali e, in particolare, il segmento oltre le 16 tonnellate, sta attraversando in Italia una fase molto critica. Ne parliamo con Gianandrea Ferrajoli, responsabile della sezione V.I. in Federauto. «Il settore dei mezzi pesanti - risponde - sta vivendo un momento di svolta, da un lato è sempre più strategico con la logistica, sempre più in mano alle multinzionali che pretendono puntualità, efficienza e abbassamento delle emissioni di CO2; dall'altro c'è in parco circolante italiano obsoleto, con un'età media di quasi 14 anni, nel quale gli Euro 0, 1, 2 e 3 rappresentano il 70%». «Oggi - aggiunge - fare l'imprenditore nel settore è difficilissimo, un'impresa eroica, perché non ci sono iniziative e provvedimenti che arrivino al cuore di un problema non soltanto legato alle emissioni, ma anche alla sicurezza che i mezzi più vecchi non sono in grado di garantire».

Le nuove tecnologie hanno un costo molto elevato, cosa si può fare per renderle più accessibili? «Il governo - dice Ferrajoli - dovrebbe intervenire al fine di aiutare le imprese più piccole a passare a veicoli di nuova generazione che possono ovviare anche a incidenti più gravi, basta pensare al dispositivo che mantiene automaticamente il veicolo in carreggiata». E il ruolo delle concessionarie? «Abbiamo l'opportunità di diventare strategici nella catena di valore del trasporto merci, con l'offerta che va oltre il prodotto, includendo un numero sempre maggiore di servizi che rendono un mezzo e una flotta più efficienti: dalla manutenzione tradizionale, a esempio, siamo passati a quella predittiva. Saremo sempre più valutati non solo per il veicolo che vendiamo, ma per i servizi di assistenza».

Questo comporta cambiamenti nelle vostre aziende? «Cambiano le figure professionali, non c'è più il meccanico coperto d'olio ma specialisti in meccatronica. Ci vuole molta formazione per un lavoro che è molto più stimolante. ,Peccato che sia difficile trovare giovani disposti a fare questi lavori».