Ferrari boys lenti e felici: «Lottiamo per la doppietta»

In Germania le Williams volano, Raikkonen è in prima fila. Ma gli uomini in rosso sono fiduciosi

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato al Nürburgring

Ammettiamolo: ora serve il decoder. E non per decriptare il segnale di mister Rupert Murdoch o chi per esso, bensì per districarsi in mezzo alla selva di risultati e prestazioni e strategie che stanno trasformando l’anno orribile della Rossa in una delle stagioni più emozionanti della F1 moderna. Il motivo è semplice: non si capisce più niente.
Non si capisce perché la Renault per quattro Gp rompa le ossa a tutti e poi inizi ad addolcirsi (anche se qui si narra sia zeppa di benzina per cui pronta a stupire in gara). Alonso è sesto, Fisichella addirittura nono e un filo intristito: «I miei sogni mondiali sono andati, sono troppo distante, mi metterò al servizio della squadra per conquistare il titolo». Ce n’è bisogno: almeno a guardare ciò che combina il rinato squadrone delle frecce d’argento che fu dei Fangio e, più di recente, degli Hakkinen. Raikkonen è infatti secondo zeppo anch’egli di carburante, Montoya quinto ma, guarda caso, piazzato giusto davanti ad Alonso. Chiamatelo gioco di squadra, chiamatela coincidenza.
Non si capisce più niente perché in pole c’è tale Nick Heidfeld, tedesco di riserva e per anni invisibile soverchiato com’era dai due Schumi. Nick ha fatto un gran bel giro, ma gira anche voce che la sua Williams-Bmw sia leggera come una piuma, che quasi si sia dimenticata di fare il pieno pur di ben figurare in Germania in questo sabato finalmente importante (il primo dell’anno con la pole definita e non più rimandata alla domenica mattina). Due posizioni dietro al tedesco che cammina come Paperino (causa di un incidente che anni fa gli devastò una caviglia) c’è il bellone australe Mark Webber, suo compagno alla corte di sir Frank Williams. Motivo in più, questo, per pensare che un filo leggeri lo siano per davvero. In mezzo a tanta confusione una sola certezza: il signor Jarno Trulli. Il pilota bohémien con la sua Toyota resta sempre ai piani alti: era quinto a Montecarlo ed è quarto in casa Schumi. «Ho fatto un gran giro, sono felicissimo e sono pure fiducioso per la gara, sarò di nuovo pronto ad azzannare».
Non si capisce più niente soprattutto se si prova a decodificare le prestazioni ferrariste. Perché le due Rosse sembrano di nuovo messe male, ma in fondo non così male come verrebbe da pensare. Barrichello è settimo, Schumacher decimo, come qualifica di squadra - e vien tristezza a dirlo - trattasi della migliore da inizio campionato. L’unico acuto arrivò in Bahrein, quando Schumi fu addirittura secondo al via con Rubens che scattava però ultimo. «Per questo sono più tranquillo che contento, perché sarebbe imbarazzante dire che sono felice per un settimo tempo» dice saggiamente il brasiliano, che poi aggiunge: «Siamo fiduciosi, stiamo meglio rispetto a Montecarlo e ritengo che se le auto gommate Michelin non dovessero volare via e le nostre Bridgestone ci supporteranno in gara, potremmo anche lottare per una doppietta».
Ecco perché non si capisce più niente: perché ascolti Rubens che dice questo, ascolti Michael che parla di punti e non di podio solo per scaramanzia, ed è naturale che i tuoi occhi rimbalzino impazziti dal foglio con i tempi di qualifica al viso del pilota pur di comprendere se sta scherzando o parla sul serio. Perché non ci si raccapezza più. È confusione grande tutta figlia delle gomme che ormai governano le sorti del mondo che corre a 300 all’ora; gomme che se ti tradiscono in qualifica magari ti esaltano in gara (ed è il caso della Ferrari). In aggiunta ci sono i pasticcetti combinati dai piloti del Cavallino: «Alla curva dieci ho perso tempo per il sottosterzo» dice il tedesco; «alla prima curva ho esagerato e sono stato costretto a correggere» dice Rubinho. Questo per dire che i due potevano giocarsi la terza fila; questo per dire che chi ci capisce è bravo.