La ferrovia più alta del mondo scalerà i monti del Tibet

Sarà inaugurata il 1° luglio e collegherà Lhasa, città culto del buddismo, a Pechino. Si realizza il progetto incompiuto di Mao

Marta Ottaviani

E adesso la Cina dei primati si aggiudica anche quello della ferrovia più alta del mondo. Dal primo luglio, infatti, la linea Pechino-Lhasa, con i suoi 5.072 metri di altezza detronizzerà quella in Perù che collega, Lima a Huancayo, sulla Cordigliera delle Ande, e che arriva «solo» a 4.800 metri.
Dopo la diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze, inaugurata lo scorso maggio, il governo di Pechino si appresta a tagliare il nastro dell’ennesima sfida, destinata a stupire ma anche a far sorgere numerosi interrogativi per quanto riguarda l’impatto ambientale e la conservazione dell’ecosistema.
In particolare, il tratto dei record è quello che collega Lhasa nel Tibet e Golmud nel Qinghai. Il percorso misura 1.142 chilometri di cui ben 960 sopra i 4.000 metri. La stazione del Passo Tanggula, poi, sarà posta a ben 5.068 metri. La linea verrà inaugurata con ben tre anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Un «mostro» del progresso, destinato per uno strano contrappasso ad attraversare una delle regioni più arretrate del Celeste Impero, sebbene ricca di risorse naturali.
Quello del collegamento ferroviario con il Tibet è un sogno che la Cina accarezza da lungo tempo. Lo stesso Mao Tse Tung aveva ordinato la sua realizzazione nel 1958. Ma due tentativi falliti e la morte di oltre 3.000 operai gli avevano fatto abbandonare l’impresa, seppur a malincuore. Alla metà del secolo scorso le condizioni climatiche erano troppo rigide per permettere di dare vita a un’impresa del genere. Persino un gruppo di tecnici svizzeri, che di ferrovie in alta quota se ne intendono, aveva bollato il progetto come «irrealizzabile».
I problemi erano decisamente troppi, primo fra tutti la carenza di ossigeno presente a quelle altitudini, circa la metà di quello a livello del mare. Una condizione difficilmente tollerabile per uno scalatore, figuriamoci per operai che stanno costruendo una linea ferroviaria. Alla mancanza di aria c’è da aggiungere l’abbondanza di freddo, con temperature comprese fra i -30 e i 6 gradi. E, come se non bastasse, i raggi ultravioletti, che in alta quota posso anche rendere cieca una persona, come dimostra il 13% della popolazione del Tibet, che non vede a causa di questo motivo.
Tutti ostacoli che sembrano essere stati miracolosamente superati dai tecnici cinesi del Terzo Millennio. Le fonti ufficiali di Pechino affermano che, nella realizzazione della linea ferroviaria, non avrebbe perso la vita nemmeno uno dei 100mila operai impiegati. Se il prezzo di vite umane sembra quindi essere stato molto ridotto, altrettanto non si può dire del costo economico. Il governo cinese, per realizzare il suo progetto, avrebbe sborsato ben 3.2 miliardi di dollari.
La nuova linea delle meraviglie, che complessivamente misura oltre 2.500 chilometri, disporrà di vagoni pressurizzati, maschere di ossigeno per i passeggeri, medici e infermieri. Il biglietto di andata e ritorno costerà 380 yuan (circa 46 dollari) e 1.241 yuan (circa 150 dollari) per una cuccetta morbida, ossia la sistemazione più lussuosa. In confronto, la linea peruviana, lunga solo 335 chilometri è una bazzecola. Ma fra Celeste Impero e Cordigliera delle Ande c’è un legame particolare. Ernest Malinowski, l’ingegnere polacco che costruì il tratto peruviano, per realizzare la sua opera si avvalse di manodopera specializzata cinese.
La Pechino-Lhasa è stata costruita non tanto per togliere la popolazione locale dall’isolamento, quanto per intensificare gli scambi commerciali. Si calcola infatti che nella provincia autonoma arriveranno 5 milioni di tonnellate di merce all’anno e che ne usciranno 2,8. A questo si deve aggiungere anche il milione di turisti che la utilizzerà ogni anno.
Un nuovo simbolo della Cina che cresce e che corre. A che prezzo umano e ambientale è ancora tutto da vedere.