LA FESTA DEI MUSEI Nelle stanze delle regine

Riaprono a Torino le fastose sale di Palazzo Madama

Chissà come sarebbero contente le due Madame Reali nel vedere tanto lavorio intorno al loro Palazzo. O forse no, magari Maria Cristina di Borbone, figlia di Enrico IV re di Francia e di Maria de’ Medici, avrebbe storto il naso. L’anima di questa prima Madama Reale che, tra il 1657 e il 1661, aveva trasformato l’antico castello in sontuosa residenza, aleggia ancora intorno a Palazzo Madama, portandosi dietro inquietanti leggende. La seconda, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, reggente dal 1675 al 1684, aveva reso ancora più lussuose le sale e in una, la sua, riceveva principi e principesse forestieri. Forse non avrebbe gradito tante trasformazioni. Chissà.
Fatto sta che adesso Palazzo Madama, sede del Museo Civico d’Arte Antica di Torino dal 1934, riapre le sue porte al pubblico, completamente rimesso a nuovo dopo diciotto anni di chiusura. Un capillare restauro nelle sue strutture architettoniche interne ed esterne, sostenuto in gran parte dalla Fondazione Crt e curato da ottimi specialisti, lo restituisce con tutti i suoi oggetti d’arte, catalogati con sistemi informatici. Si tratta di 70mila opere dal Medioevo al Barocco, più le 900 acquisite dal 1988 a oggi: dipinti, sculture, codici miniati, maioliche, porcellane, oreficerie, tessuti, arredi, di produzione italiana ed europea. Al grande intervento hanno partecipato 150 restauratori, 71 ditte e oltre 40 collaboratori scientifici.
Dal 1988 infatti il palazzo è stato studiato, esaminato, trasformato in una struttura museale adeguata ai tempi. E non era facile, considerato che è un edificio complesso, stratificato, con una storia che inizia nel I sec. d.C. e attraversa tutte le tappe della vita piemontese e italiana. Da porta romana a fortificazione medioevale, da residenza secentesca dei Savoia a reggia barocca di fama europea, grazie agli interventi dell’architetto Filippo Juvarra, da sede del governo provvisorio francese nel 1799 a sede degli uffici della Tesoreria durante la restaurazione. Si deve a Carlo Alberto di Savoia l’idea di farne una Regia Pinacoteca, aperta nei primi anni Trenta dell’Ottocento, con diciotto sale divise per scuole e per generi. Ma non è finita: nel 1848 Palazzo Madama diviene sede del Senato Subalpino, nel 1861 accoglie il nuovo Parlamento italiano, e nel 1869 la Corte di Cassazione. Nel 1934 è Museo Civico d’Arte antica.
Il nuovo percorso è stato allestito in modo che opere e ambienti rispettino la storia e siano in stretto rapporto. Si articola su quattro piani, che corrispondono ad altrettante epoche. Al primo, a livello del fossato, ci sono sculture, mosaici ed oreficerie dal periodo tardo-antico al romanico. Gli ambienti quattrocenteschi del piano terra ospitano invece dipinti, sculture, miniature, oggetti preziosi, tra il 1200 e il 1500, provenienti da territori piemontesi; nella sala circolare della «Torre dei Tesori», una delle quattro dell’antico castello, spiccano alcuni capolavori assoluti come il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, il codice delle Très belles Hores de Notre Dame di Jan Van Eyck e trova posto il cabinet des merveilles di Carlo Emanuele, con tutte le sue stramberie e preziosità. Al piano nobile sono collocate opere dal XVII al XVIII secolo, raccolte dai Savoia, e un’importante selezione di arredi lignei, italiani e francesi.
All’ultimo piano ci sono straordinari oggetti di arte decorativa, maioliche, porcellane, avori, vetri dorati, dipinti e graffiti donati al museo nel 1890 dal marchese Emanuele Tapparella d’Azeglio. La Sala del Senato ospiterà esposizioni temporanee, mentre libreria, bookshop e un suggestivo Caffè Madama permetteranno di assaporare l’atmosfera e gustare la cioccolata in omaggio alle antiche Madame.
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