Quella "festa della luce" che accende il cielo e fa svanire ira e rancore

Ogni anno alla fine della stagione delle piogge abitanti e turisti celebrano il rito propiziatorio

Fabio Polese

da Chiang Mai (Thailandia)

Anche quest'anno centinaia di migliaia di persone hanno celebrato il Loy Krathong, la festa tradizionale per la chiusura della stagione delle piogge, permettendo la coltivazione e il raccolto del riso, che si svolge in Thailandia e in altri Paesi del sud-est asiatico, come Laos, Myanmar e Cambogia.

Sono le sette di sera quando, lungo il fiume Ping, nel cuore di Chiang Mai, a circa seicento chilometri a nord della capitale Bangkok, abitanti locali e turisti arrivati da tutto il mondo hanno acceso krathong offerte di fiori galleggianti e yee peng lanterne di fuoco esprimendo desideri da realizzare e illuminando acqua e cielo.

La festività si svolge in tutto il Paese nelle notti di luna piena, nel corso del dodicesimo mese lunare thai. Quest'anno la celebrazione è iniziata giovedì 22 novembre e si è conclusa il sabato successivo. Sebbene non sia una ricorrenza religiosa, il «festival delle luci», così come viene soprannominato, vive momenti di intensa spiritualità. Secondo la tradizione si rende omaggio alla Dea dell'acqua Mae Khongkha, la versione thailandese di Gaga, la Dea indù del fiume Gange.

Ma l'origine precisa del rituale non è chiara e si nutre, come spesso accade da queste parti, di leggende e aneddoti. Si pensa che abbia avuto inizio durante il XIII o XIV secolo grazie ad una donna di corte di nome Nopphamat nell'antica città thailandese di Sukhothai, che letteralmente significa «alba della felicità». Secondo altre interpretazioni la festa si legherebbe a quella indù di Diwali.

In ogni caso il protagonista assoluto è il fuoco. Appena tramonta il sole e il buio cerca di impadronirsene, migliaia di lanterne realizzate a mano con carta di riso vengono lanciate in aria come gesto propiziatorio, mentre i krathong, anch'essi fatti a mano con fiori e foglie di banano, vengono fatti galleggiare in acqua. Lasciarli volare o fluttuare, simboleggia il voler mandare via tutta la negatività e la rabbia da se stessi, auspicando un nuovo anno di fortuna e prosperità.

I krathong vengono preparati con grande cura e sono arricchiti di candele, bastoncini di incenso (sempre in numero dispari) e preghiere scritte a mano su foglietti. Alcuni sono più complessi, altri più semplici, ma non per questo meno affascinanti. La scelta dei fiori e dei colori da inserire è significativa. Quasi tutti prediligono fiori gialli o orchidee. Diverse persone aggiungono qualcosa di personale, un segno di riconoscimento, come una ciocca di capelli o un pezzetto di unghia, proprio per mandar via il passato e guardare all'imminente futuro.

Il popolo thai, molto superstizioso, infatti, crede che questo momento sia quello più propizio per far svanire simbolicamente il rancore che si è accumulato durante l'anno appena passato ed iniziarne uno nuovo libero dai sentimenti negativi. Consegnare il krathong al fiume, dunque, non solo allontanerebbe la sfortuna, ma sarebbe di buon auspicio per l'anno nuovo alle porte. Sia che sia in campo sentimentale, sia che sia lavorativo o di salute.

I principali ponti di Chiang Mai, il Nawarat Bridge e l'Iron Bridge (Sapaan Lek), diventano quasi impossibili da percorrere. Dal centro dell'antica città thailandese le persone camminano per arrivare al fiume Ping. Nei lati delle strade le bancarelle di cibo tradizionale Lanna (quello tipico del Nord della Thailandia) accompagnano questi momenti di festa. Odori e colori si mischiano alla gente in cammino.

Sulla riva, in una delle sporgenze costruite in bambù per permettere di accompagnare il krathong in acqua c'è una giovane coppia appena sposata. Sono Mah e Liuh, poco più che ventenni, si stanno giurando di nuovo amore eterno. «Lo abbiamo già fatto quando ci siamo sposati, ma vogliamo farlo anche in questa occasione particolare», ci dice il ragazzo mentre accende i tre incensi che sono incastrati nella piccola barchetta di fiori fatta a mano da sua moglie.

Secondo la credenza popolare, quando una coppia lo accende e lo rilascia insieme, si amerà per il resto dei loro giorni. E se invece vengono lanciate separatamente, si dice che più le piccole barche galleggiano l'una accanto all'altra, più a lungo i due rimarranno amanti.

A poca distanza, all'ingresso dell'Iron Bridge, Laura e Marco, una coppia di italiani sulla quarantina, arrivati per l'occasione in Thailandia, si stanno preparando per far volare verso le stelle uno yee peng. Con un pennarello hanno scritto i loro propositi su queste piccole mongolfiere. Sorridono, ammirando incantati lo spettacolo che si manifesta in cielo. «Avevamo sentito molto parlare di questo festival, ma essere qua è una sensazione unica. Quest'anno abbiamo deciso di non prendere le ferie d'estate e venire qui proprio in questo periodo», spiega Laura, mentre non riesce a staccare lo sguardo dall'alto.

Ma l'antica festività non si svolge solo nel centro della città di Chiang Mai. Nei muban i quartieri periferici, composti da piccole casette singole, i cancelli sono adornati di centinaia di candele. Nei templi di tutta la città, anche in quelli più piccoli, riti e cerimonie di ringraziamento si celebrano per tutta la sera. Nei laan, i negozietti che vendono un po' di tutto e fungono anche da bar per gli abitanti locali, le persone si ritrovano a bere yadong un fermentato di riso molto forte prodotto in casa e ad ascoltare musica. Non mancano neanche i fuochi d'artificio che, in vari momenti, contribuiscono a illuminare la notte.

Una tradizione che rimarrà eterna, dicono alcuni anziani del quartiere Phao Pao, nella prima periferia della città, vicino all'aeroporto di Chiang Mai. «Bisogna continuare a ringraziare la terra, a rispettarla. Grazie a lei abbiamo tutto quello che ci serve per vivere. Solo grazie a lei. Ricordiamocelo». Parole che sembrano lontane migliaia di chilometri da noi, non solo geograficamente. E che forse, possono aiutare a far riflettere una società troppo spesso distratta dal consumismo sfrenato dei nostri tempi.