Una festa di sapori ad Allumiere

Loredana Gelli

Nel borgo medievale che deve il nome alle miniere di allume per gustare piatti tipici e scoprire un centro ricco di storia e di notevole interesse naturalistico e archeologico. Collocata sulle cime più elevate dei monti della Tolfa, Allumiere ci attende oggi e domani per partecipare alla Festa d’autunno durante la quale assaporare i gustosi prodotti locali e la rinomata carne maremmana dalla quale arriva la riabilitata bistecca fiorentina. Il centro storico sarà trasformato in un vero e proprio percorso enogastronomico ricco di stand degustativi sui quali predominano castagne, miele, funghi e pane di grano duro lavorato artigianalmente. Tra le altre attrattive gastronomiche anche i cinghiali data anche la presenza di un centro per il ripopolamento faunistico. I piatti sono quelli tipici di una cucina «tosta», con la ribollita di schietto sapore maremmano, l’acquacotta (una specie di zuppe di varie erbe) e gli abbojoli (punte del Tamaro cotti in frittata e saltati con pancetta e aceto). Occasione da non perdere anche per gli amante dei dolci natalizi. Durante la manifestazione, infatti, si svolge anche la XV Sagra del pane giallo che, assieme alla lavorazione della carne maremmana, costituisce la vera specialità gastronomica del posto.
A parte la scoperta di tracce antichissime di insediamenti preistorici e dell’Età del bronzo, è ormai certo il fatto che Allumiere, posta a ridosso del monte Le Grazie a circa 70 chilometri da Roma, a due passi da Civitavecchia, deve la sua nascita urbana alla penetrazione romana tra il IV e il III secolo a. C. Di questo periodo restano cospicue testimonianze di ville decorate a mosaici, intonaci variopinti e una straordinaria ricchezza di suppellettili in terracotta. Di più si sa soltanto che nel 1561 tale Giovanni da Castro, commissario generale sulle rendite della Camera apostolica, notò la particolare abbondanza di piante da agrifoglio e ricordò - aveva partecipato alla battaglia di Costantinopoli del 1453 - che quelle piante vegetavano dove si trovavano vasti giacimenti di allume: un minerale fondamentale per fissare le tinte alle stoffe e per conciare le pelli. Da qui, la fortuna del territorio e la nascita di un nuovo centro abitato che fu denominato Le Lumiere. Accadde anche che Agostino Chigi, il nobile banchiere senese che succedette al da Castro, per agevolare ed incrementare lo sfruttamento delle miniere di allume, fondò il nuovo centro abitato e uno stabilimento, le case degli operai e un acquedotto. Subito dopo seguirono la costruzione del Palazzo camerale, della chiesa e dell’ospedale. Tanta grazia durò tuttavia fino al 1880, quando gli stabilimenti vennero trasferiti a Civitavecchia. Allumiere, allora, decadde fino a diventare, oggi, un’interessante meta turistica e folcloristica.
Destinato a ricevere e ospitare papi e cardinali, il Palazzo camerale si offre ancora oggi con un’enfasi nobiliare che discende, specialmente, dalla facciata che dà sulla piazza principale del paese e dalla scala a chiocciola, interna, che porta al salone del primo piano, il tutto con la grazia festosa di un barocco già affermato. Uno stile e una scuola che distinguono e caratterizzano anche la Chiesa camerale, anch’essa, e non a caso, costruita agli inizi del ’600. Al suo interno, ricco di stucchi, si conservano due opere pregevoli: la Madonna dell’Assunta e un San Giovanni Battista. Ma la particolarità dei luoghi e la densità dei boschi dei dintorni suggeriscono anche tentazioni mistiche che, non a caso, giustificano l’esigenza di numerosi romitori e santuari. Come il Romitorio della Madonna delle Grazie, addossato nel ’700 a una roccia, e l’Eremo della Trinità, probabilmente edificato sulle fondamenta di una villa romana. Poco più lontano, nei pressi della contrada La Bianca, si può visitare il santuario di Ciborio, costruito nel 1647 per ospitare l’immagine miracolosa di una Madonna.
(ha collaborato Renato Mastronardi)