Al Festival di Berlino il capitalismo è brutto, sporco e cattivo

da Berlino

GLI ITALIANI Gianni Di Gregorio ha portato alla Berlinale la commedia, col suo Gianni e le donne, incluso fra gli eventi speciali, mentre Antonio Albanese ha proclamato: «U pilu sopra Berlino». La giornata italiana di ieri è stata soprattutto quella di Qualunquemente di Giulio Manfredonia, nella rassegna «Panorama». Ideato da Albanese con Piero Guerrera (confronta il loro Cchiù pilu pe’tutti, Einaudi, 2006 e 2010), Cetto Laqualunque è qui perché è sia un buon film, sia un film contro Berlusconi, che a Berlino non è gradito solo dalla sinistra cinefila ma anche dalla stampa conservatrice. Die Welt due anni fa pubblicò una foto di Berlusconi sotto il titolo: «Al Cafone». Ma Albanese e Guerrera dicono: «L’uscita di Qualunquemente in mezzo a Rubygate è un caso. Cetto nasce nel 2003 - da allora è ripreso dalle emittenti leghiste - ed è un personaggio fra altri scaturiti dall’osservazione del degrado politico, come l’intellettuale di sinistra e come Perego, il ministro della paura». Albanese aggiunge di personale: «Ridicolizzando Cetto, faccio un omaggio a mio padre, che dovette emigrare a Lecco perché gente come Cetto gli rendeva la vita impossibile, al nord invece ha potuto lavorare, come e più degli altri. Essendo rispettato». Restano gli effetti collaterali del «cettismo» nascente. Guerrera ne è impressionato: «Un sondaggio dà fra il 2,6 per cento e l’8 delle intenzioni di voto a Cetto, se scendesse realmente in politica. Più che a Rutelli».
IL CAPITALISMO Cetto è un piccolo miserabile? Ma ecco alla Berlinale anche i mascalzoni da campionati del mondo. Sono i banchieri d’affari del primo film in concorso, Margin Call (Richiesta di garanzia) di J.C. Chandor, che in Italia uscirà in autunno. Superiore a Wall Street 2 di Oliver Stone, che era al Festival di Cannes, Margin Call schiera un immenso Stanley Tucci, Kevin Spacey, Demi Moore, Paul Bettany e Jeremy Irons. Efficace per l’unità di tempo e luogo, il film ricostruisce le origini immediate della crisi del capitalismo, cioè le 24 ore del 2008 nelle quali l’immensa perdita d’una banca si scaricò sul mercato. Peccato che Chandor possa denunciare gli errori, non gli orrori del capitalismo.
I CATTIVI E GLI INFELICI L’altro film in concorso ieri, El premio di Paula Marcovitch, si svolge nell’Argentina dei generali ed è dunque più prevedibile: sfondo scolastico e clima oppressivo, la risposta ai quali è negare se stessi con le bugie: per reggere due ore, ci vorrebbe qualcosa di più. Similmente femminil-adolescenziale Yelling to the Sky (Urlando al cielo) di Victoria Mahoney, infelicità americane in programma oggi, rincarate dalle infelicità tedesco-africane di Malattia del sonno di Ulrich Köhler e da quelle tedesco-turche di Almanya - Benvenuti in Germania di Yasemin Sandereli. Di solito nel Festival la penitenza si fa il secondo giorno; stavolta, il terzo.