Al festival di Courmayer più che noir comicità involontaria

Al Festival di Courmayeur la rassegna di thriller: al bando la vecchia
suspense in favore delle chicche concettuali che in sala nemmeno
arriveranno. Per fortuna

Courmayeur - Michelangelo Antonioni si rivolterà nelle tomba e a Jean-Luc Godard andrà di traverso la torta con le ottanta candeline. In Turchia c’è un regista, tale Reha Erdem, capace di inventare un film più ermetico dei loro immortali capolavori. L’ha scovato il rabdomante Giorgio Gosetti, instancabile cacciatore di pellicole da brivido, da presentare in anteprima spesso mondiale, al Noir in Festival di Courmayeur, che quest’anno festeggia venti inverni tondi. Non è detto che poi questi film, a volte provenienti dal terzo mondo cinematografico, come è tragica e persistente regola di ogni rassegna, da Venezia a Canicattì, approdino nelle sale per il pubblico pagante. E volentieri dormiente.

Meglio così, bisognerebbe aggiungere. A differenza degli allievi della scuola di Cinema, piovuti a frotte nell’innevatissima Courmayeur, che dai loro illustri maestri hanno imparato a delirare per l’incomunicabilità dei grandi autori, e dovreste sentirli quando a tavola ne discutono seriosamente, il popolo bue va subito in bestia quando non capisce niente. Peccato non aver dunque orecchiato il parere degli aspiranti registi, sicuramente entusiasti, al termine di Kosmos, titolo inutilmente impegnativo, del cinquantenne Erdem, una laurea in Arti Plastiche (!) e una carriera costellata di premi. Ascoltatelo, tanto per avere un’idea di quel che passa nella testa di un genio: «I film che preferisco sono quelli che lasciano liberi gli spettatori, ed è quello che faccio con i miei. Credo che quanto più saranno liberi, tanto più avranno piacere nel vedere un’opera.

Desidero che il pubblico si sieda davanti a un mio film, senza riferimenti, senza cercare significati nascosti, senza restrizioni, solo con la propria esperienza». Alla faccia del bicarbonato, avrebbe mormorato Totò. Ah già, la trama di Kosmos. La scena si apre su un giovane che ulula come un coyote. Dopo aver salvato un bimbo che annaspa nel fiume, arriva in un villaggio di contadini, dove guarisce un vecchio con la tosse e ridà la voce a un ragazzino muto. Flirta con la figlia del macellaio, che gli spegne una sigaretta sulla mano, ma la bruciatura non gli lascia tracce. Sarà lui l’autore dei troppi furti nei negozi? Boh. Prima della parola fine, dopo due tormentatissime ore, toglie il disturbo. Sempre ululando. Insomma, una goduria.

Chi se ne frega se non tutto è chiaro e di suspense ce n’è più quando si riaccendono le luci e qualcuno non trova l’ombrello. Possibile che non ci sia un distributore disposto a importarlo in Italia? Che paese insensibile. Finora, in tre giorni di proiezioni, si sono materializzati altre pellicole destinate a non avere mercato da noi. Come il tedesco We Are the Night, una storia di vampiri femmine ambientata nella Berlino di oggi. Dove la succhiatrice di sangue Louise, cent’anni e passa molto ben portati, affila i canini per amore della seducente ventenne Lena. I cadaveri si accumulano: purtroppo al conto manca il più meritevole, l’autore delle soffocanti musiche.

Morboso solo nelle intenzioni, evidentemente il regista Denis Gansel non ha mai visto Miriam si sveglia a mezzanotte, è una pizza da non credere. Nella probabile lista dei film che non vedremo mai. Idem con patate il pretenzioso francese Simon Werner a disparu, un girotondo di misteriose sparizioni di giovanissimi, ambientato negli anni Novanta nei dintorni di Parigi. Chi sarà l’inafferrabile assassino degli studenti liceali in fregola? Con il ragionamento non ci arriverete mai, tirando i dadi avrete qualche probabilità in più. Tra tanta fuffa, sperando che il Festival, come è già successo col clima, migliori, c’è un film che è davvero un piccolo portento di umorismo macabro, il norvegese A Somewhat Gentle Man, come dire Uno strano gentiluomo. Con lo svedese Stellan Skarsgård protagonista impeccabile nel ruolo di un killer pentito, grande attore uscito evidentemente indenne da due micidiali mattoni di Lars von Trier (Le onde del destino, Dogville). Davvero spassoso. Chissà come si saranno annoiati i cinematografari di domani.