Fiamme in chiesa: i frati accusano la Soprintendenza

Con l’incendio di venerdì della settecentesca chiesa di Santa Maria del Carmine alle Tre Cannelle - probabilmente dovuto a un corto circuito - si è riproposto il problema, spesso ignorato dalle istituzioni preposte della salvaguardia e tutela dei beni artistici, particolarmente significativi per la storia di Roma. Anche questo gioiello di fede e arte non sembra godere delle necessarie attenzioni per la sua tutela, come «grida» da troppo tempo, inutilmente, un confratello di S. Maria del Carmine. «Da parecchi anni - fa sapere - invochiamo con domande di finanziamenti il restauro di questa antica chiesa che possiede notevoli opere d’arte, ma soprattutto è un antico luogo di devozione carmelitana. Ma la Soprintendenza è sempre rimasta sorda ai nostri appelli e la disgrazia avvenuta è attribuibile al progressivo degrado del fabbricato, dovuto alla incuria, alla inefficienza, alla totale insensibilità degli organi pubblici preposti alla tutela del patrimonio artistico». Da anni, in particolare, la facciata presenta anche delle crepe laterali con relative infiltrazioni, mentre sul tetto è tutto un fiorire di erbacce. Per quanto riguarda poi l’antico l’oratorio - epicentro dell’incendio - è stato «recentemente e perfettamente restaurato con notevoli sacrifici a spese dell’Arciconfraternita». In particolare, conclude il confratello «sono state distrutte varie opere d’arte e solo il pronto intervento dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme si propagassero anche alla chiesa, che comunque è rimasta danneggiata».
La Chiesa di S. Maria del Carmine, ricordata in un acquerello del 1833 di Achille Pinelli, fu eretta dall’antica e omonima Confraternita. La costruzione ebbe inizio il 24 ottobre 1624, ma i lavori, diretti nella fase più avanzata da Michelangelo Specchi, si protrassero fino al 1750. Nel 1772 un violento incendio distrusse la chiesa che venne ricostruita tre anni dopo per volontà di Clemente XIV (1769-1774) e del cardinale Domenico Orsini d’Aragona, come ricorda un’iscrizione all’interno, sulla parete di sinistra. La facciata con molta probabilità è quella originaria, disegnata da Michelangelo Specchi (1684-1750), perduti i bassorilievi in stucco del timpano di Giovanni Grossi con la «Vergine con in braccio il Bambino, circondati da angeli». Il prospetto ha un’impostazione che risente degli elementi propri dell’architettura neoclassica: sopra il portale d’ingresso figura una lunetta centinata, decorata con un affresco della «Madonna del Carmine», pittura notevolmente deteriorata e che necessita da tempo di un adeguato intervento di restauro.