Il film di Malick? Un noioso sermone pacifista

Applausi e fischi per <em>The Tree of Life</em>, quinta pellicola del regista: una famiglia americana con un padre che non riesce a farsi amare dai tre figli. Il protagonista Brad Pitt: &quot;Evoca distruzione e bellezza della natura&quot;

CannesIl più atteso, il più pretenzioso, il più fischiato (dalla critica). Si può riassumere così The Tree of Life, il film che segnava il ritorno sul grande schermo di Terrence Malick, quattro pellicole all’attivo in quarant’anni di carriera (esordì nel 1973 con La rabbia giovane, cinque anni dopo fu la volta di I giorni del cielo, Palma d’oro per la miglior regia a Cannes, a distanza di vent’anni uscì La sottile linea rossa, Orso d’oro a Berlino, sei anni fa Il mondo nuovo).
Settantenne, Malick è una curiosa via di mezzo fra Stanley Kubrick e Greta Garbo: come loro è geloso della propria vita, misterioso, maniacale nella ricerca della perfezione. Del primo conserva anche l’attrazione per i grandi temi e i grandi interrogativi, da buon discepolo, del resto, di Heidegger, da lui studiato a Harvard...
Così, The tree of Life, ovvero L’albero della vita, mette in scena una famiglia americana degli anni Cinquanta, padre, madre e tre figli, la sua crescita, il vuoto, il dolore e la recriminazione che la morte, a 19 anni, del secondogenito, porta nella loro quotidianità, ma inserisce il tutto nell’assai più ampio discorso sulle origini e il senso della vita, il ritmo della natura, il nascere e morire delle cose e delle persone. C’è spazio per il big bang e per il mondo preistorico, la biologia marina della Grande Barriera, i vulcani in attività, gli iceberg alla deriva, il libro di Giobbe, la musica di Brahams e gli effetti speciali... L’insieme è un sermone, un numero illustrato del National Geographic, uno spaccato del Midwest e dell’individualismo made in Usa. Un po’ troppo eppure troppo poco, perché l’innesto fatica ad attecchire, la grandezza visionaria raggiunge il manierismo, la storia in sé (padre duro e insoddisfatto delle proprie realizzazioni che vorrebbe imporre ai figli la propria volontà, madre dolce e comprensiva, ragazzi ribelli in cerca del proprio io) abbastanza tradizionale.
Naturalmente, Malick conosce il mestiere, e lo conosce bene: gli attori, Brad Pitt in primis, rispondono magnificamente, luci costumi, inquadrature sono da manuale, la sensibilità estetica che gli è propria permette degli effetti pittorici di grande suggestione, c’è un uso sapiente della tecnologia.
Con il regista assente all’anteprima per la stampa, la parte del leone l’ha fatta il già citato Brad Pitt, che non solo è un bravissimo attore, ma è un uomo colto, non banale, qui anche nella veste di uno dei produttori del film. «Non è facile definire L’albero della vita. Evoca l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, l’inclinazione umana verso l’autodistruzione e la maestosità della natura, il distruggere eppure il cercare, incessantemente, di ricostruire».
Il fatto è che, come molti anni fa disse lo stesso Malick in una delle rarissime interviste concesse, quando ancora il film doveva chiamarsi Q, «gli americani pensano di aver diritto alla felicità: se viene loro negata lo vivono come un inganno o una colpa».
Alla figura di mister O'brien, Pitt presta un fisico imponente e un volto severo, accentuato dal taglio militare dei capelli, la pesante montatura d’epoca degli occhiali, l’uso costante della giacca... «Ho cercato di rendere l’idea di un padre che vuole bene ai suoi figli, ma pensa che dimostrarlo sia un atto di debolezza. È uno che si ritiene sconfitto dalla vita e vorrebbe che loro riuscissero anche per lui: così li allena alla durezza».
Jack, il primogenito ribelle che per tutta la vita si porta dietro il rimorso per non averlo amato, nonché il dolore per la morte di quel fratello troppo presto scomparso, è, da grande, Sean Penn, nel film però poco presente, un volto segnato, le parole ridotte al minimo. La prima versione di The Tree of Life durava più di tre ore, ed è probabile che l’averla ridotta a due ore e 18, dopo due anni di montaggio, abbia tagliato molto del suo ruolo.
Jessica Chastain è la signora O'brien e questo di Malick è il primo degli otto film da lei girati a uscire nei cinema. Trentenne, presta al suo personaggio una forza tranquilla. «È generosa, sa perdonare, ispira fiducia, adora i suoi figli. Incarna l’opposto di Brad, ovvero la grazia rispetto alla natura. Trovo che Malick abbia girato un film che fa riflettere sulla vita, sulle persone che siamo». Solo che c’è una sottile linea rossa fra la riflessione e la supponenza: non tenerla in conto comporta la noia.