Finalmente possiamo capire il vero Machiavelli, scrittore di Storia

Fin dalla prima metà del ’500 gli scritti di Niccolò Machiavelli si imposero come oggetto di violento dibattito, da parte di intellettuali, uomini di Chiesa e di governo. Benché il loro autore fosse morto solo da pochi anni, attorno alle questioni suscitate dal Principe, dalle Istorie, dai Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, subito si avvitarono alcuni dei temi fondamentali dell’epoca moderna. La scarsa cura tipografica e le interpolazioni di curatori ed esegeti improvvisati, presto spostarono il dibattito dalle contraddittorie parole di Machiavelli a una più generale riflessione sui temi affrontati: l’origine del potere, la gestione dello Stato, il valore della Storia. E così, nei secoli branditi come stendardi o additati come sentina del male, i testi del Segretario fiorentino finirono con l’essere sempre meno letti, lasciando il posto agli stereotipi del «fine che giustifica i mezzi» e dando sponda a interpretazioni elitiste (Pareto), totalitarie (Schmitt a destra, Gramsci a sinistra), nichiliste (Nietzsche).
Ora, gli errori degli esegeti improvvisati (o interessati) possono essere smentiti dallo stesso Machiavelli, grazie all’utilizzo di testi allestiti in modo rispettoso delle intenzioni dell’autore. A raccogliere la sfida è stata, recentemente, la Salerno Editrice che si sta impegnando nell’edizione critica dell’intero corpus machiavelliano. Previsto in venti tomi, escono ora due ponderosi volumi dedicati alle Opere storiche (a cura di Gian Mario Anselmi, pagg. 1052, 120 euro) che contengono gli scritti ascrivibili all’ultima fase creativa di Machiavelli. Fra essi la Vita di Castruccio Castracani, breve (e in molti punti romanzesca) biografia del signore di Lucca, cui seguono le Istorie fiorentine. Soprattutto però vede poi per la prima volta la luce in edizione critica una breve opera semisconosciuta: Nature di uomini fiorentini. Scritte probabilmente per essere inserite nelle Istorie, in previsione di un nono libro dell’opera, narrano eventi che vanno dalla cacciata dei Medici da Firenze, nel 1494, al 1498.
Nonostante possano suscitare qualche perplessità i criteri filologici applicati, tendenti a modernizzare molte forme grafiche, il lavoro è di facile fruizione. Ne trae giovamento anche la prosa, potente ed evocativa. La Storia, come indica i modelli da imitare, segnala anche i percorsi da non ripetere perché «tutti li tempi tornano, e li uomini sono sempre li medesimi».