Le finte liberalizzazioni e le vere controriforme

Qualche tempo fa, le prime liberalizzazioni del ministro Bersani (quelle dei taxi e delle farmacie) servirono a nascondere la stangata fiscale del ministro Visco. Questa volta le nuove liberalizzazioni (o meglio, le semplificazioni) nascondono l'ondata delle controriforme che finiscono per affossare definitivamente tutte le modernizzazioni introdotte dal governo Berlusconi. La controriforma della scuola è addirittura inserita nel decreto delle liberalizzazioni; ma è pronta anche quella della Giustizia e quella che riduce drasticamente le opere pubbliche.
Il metodo adottato dal governo non potrebbe essere più scorretto e più farisaico. Nel decreto Bersani c’è la giubilazione di uno dei punti più qualificanti della riforma Moratti, quello riguardante la scuola secondaria superiore, con la «liceizzazione» dell’insegnamento tecnico. Si trattava dell'adeguamento dell’istruzione tecnica ai livelli europei: un insegnamento almeno triennale, con l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, con il conseguimento di un titolo di «perito-tecnico» in grado di soddisfare le richieste dell'industria e di aprire ai giovani le porte del lavoro.
Pronta la controriforma della Giustizia. Il ministro Mastella l’ha scritta sugli appunti dell'Associazione Nazionale Magistrati, l’ha poi consegnata all’Anm per le correzioni, l’Anm l’ha corretta e l’ha restituita al ministro sottolineando le proprie riserve sull’organizzazione delle Procure e sul sistema disciplinare, cioè sui due punti che Mastella aveva dovuto concordare con l'opposizione, al Senato, per avere via libera per il resto della legge.
È superfluo dire che della riforma Castelli non è più rimasto niente? Sul punto cruciale, la separazione delle carriere fra magistratura inquirente e giudicante, non è rimasto assolutamente niente dei pur modesti paletti posti dalla legge Castelli: liberi i magistrati di passare dall'una all'altra funzione, solo il divieto, temporaneo, di esercitare la nuova funzione nello stesso distretto. E volete sapere come è stata giustificata questa aberrazione che ci distingue da tutti gli altri sistemi giudiziari dell'Europa occidentale? Con il fatto che un pm costretto a fare il pm per tutta la vita finisce per essere uno sceriffo mentre ora resta un magistrato, un potenziale giudice che, in quanto tale, mentre cerca le prove per l'accusa non trascura di cercare anche quelle a difesa. È una tavoletta molto adatta alla Procura di Milano.
Con lo stanziamento di 100 miliardi in sette anni per il Mezzogiorno (ma i 100 miliardi stanno nel 2014, ora ci sono gli spiccioli) è definitivamente tramontata la legge delle Grandi Opere. Anche qui una controriforma che colpisce dal Nord al Sud: non si farà la Tav, per la quale il ministro Bianchi ha chiesto altri cento anni per completare gli studi, non si farà il ponte sullo stretto di Messina. Le 125 opere strategiche che in dieci anni avrebbero portato le infrastrutture italiane alla pari di quelle della Francia e della Germania sono cancellate al 95 per cento.
Ora toccherà alla legge Biagi. Non contenti di aver trovato nelle tasche dei cittadini i soldi per sistemare qualche centinaia di migliaia di precari, ora si annuncia l'assalto alla legge che ha creato, in Italia, un milione e mezzo di occupati. Il lavoro a tempo determinato, compreso tutto il precariato, è, in Italia, il 12 per cento del totale dell'occupazione, una media pari o inferiore a quella di ogni altro Paese dell'Ue. Ma agli «antagonisti» non basta: vogliono discontinuità, anche a scapito del giusto e del buon senso.
*Membro della segreteria politica di Forza Italia