La folle normalità dei mistici quando la visione di Dio spalanca le porte della Verità

La percezione del divino senza mediazioni, improvvisa e sconvolgente. La percezione del divino, come dono dall’alto che non ammette replica, che spesso fa paura a chi la riceve.
Nel cristianesimo sono tante le storie, ma verrebbe da dire avventure, caratterizzate dall’improvviso esplodere nella realtà sensibile di quell’«altro», ineffabile eppure vero. Quell’«altro» così impossibile da descrivere a parole che fa dire a Dante, all’inizio del Paradiso: «Trasumanar significar per verba non si poria...». E il mistico, colui che è toccato da questa esperienza diversa, fatica a raccontarla, a essere capito o accettato. Chi ragiona di fede, chi dice di avere delle convinzioni, delle speranze è sempre accettabile. Chi dice di aver sentito o toccato il trascendente, soprattutto se dopo una vita laica, spaventa. Non è un soggetto mediabile, impone all’attenzione qualcosa di non è riconducibile ai canoni della fisica. È qualcuno che contesta apertamente la solitudine (triste) della materia. Così tra gli estremi clamorosi, tra i santi: Francesco d’Assisi, uomo non riducibile al suo tempo. Lo erano la carità, il diventare frate, persino il dar via i propri averi. Ma dire di sentire la voce di Dio, di sentirla davvero - «Francesco, va’ e ripara la mia casa...» - era qualcosa che scioccava, allora come oggi, che spingeva e spinge a dire, quasi per autodifesa: «Perché proprio tu? Non è vero».
Come nella vita di Paolo di Tarso, il punto di rottura è un’apparizione. Paolo non cambia idea sul perseguitare i cristiani, non legge un libro, non viene convinto da una discussione. Viene fermato dalla voce di Cristo. C’è un momento della sua vita che è “altro” dalla normalità, da qualunque conversione fatta di dialettica. Ma il mistico non è per forza il santo, il Padre della chiesa. Ci sono mistici contemporanei la cui vita è vita “normale” ma animata da una consapevolezza diversa: la consapevolezza di chi non ha dubbi perché sostiene di aver «materialmente» (parola sbagliata che rende l’idea) incontrato qualcuno che non è di questa terra. Come l’André Frossard citato in questa pagina da Michele Brambilla. Quel Frossard che si ricorda travolto da qualcosa che «era una luce spirituale... era quasi la verità allo stato incandescente». Ma i nomi potrebbero essere tanti: il trappista americano Thomas Merton o il discusso gesuita Pierre Teilhard de Chardin... Il mistico, ancora di più nella sua attualità diventa pietra di paragone. La sua «santa follia» costringe a riflettere credenti e non credenti. Perché chi sente di aver messo un piede in questa realtà vera, di norma non contesta i materialisti, li lascia fare, gli sembra che parlino d’ombre. Ma è proprio su questo che si misura anche la laicità, perché chi è laico davvero non ha paura che esista qualcosa d’altro. Quell’altro non lo vede, ma se lo vedesse l’avvicinerebbe con un sorriso.