Follie di Stato, insegnare italiano agli emigranti? Da New York al Sud America ci costa 105 milioni

La Farnesina spende una barca di soldi ogni
anno per la nostra cultura. Il personale delle scuole pubbliche di lingua all'estero vale 62 milioni di euro. Se ne bruciano altri 650 milioni nella diplomazia. Gli interpreti per i documenti dell'Ue sono a carico dei singoli Stati: una vera Babele di scartoffie

Mtv, la televisione musicale giovanile, ha esportato in tutto il mondo un particolare tipo di reality. Si chiama Jersey Shore ed ha per protagonisti otto ragazzi del New Jersey e di New York di varia ascendenza italiana. Italiana si fa per dire, giacché il loro slang contiene pochi termini della nostra lingua e il loro senso estetico è molto molto diverso da quello che abbiamo in patria.
Eppure per promuovere la cultura italiana all'estero nel 2011 il ministero degli Esteri prevede di spendere 105 milioni. Si tratta del servizio offerto alle nostre comunità fuori dai confini nazionali. Il personale delle scuole italiane pubbliche nel mondo costa 62 milioni di euro. Si tratta di una retribuzione aggiuntiva, perché sono reclutati docenti di ruolo vincitori di un apposito concorso. A essi spettano anche un milione di euro per i trasferimenti all'estero e 1,5 milioni per la sistemazione. Per i supplenti e gli insegnanti reclutati in loco sono stanziati 8 milioni. Altri 2 milioni vanno per la fornitura di materiale didattico alle scuole non governative, mentre 1,2 milioni vanno a istituti e università straniere che intendano promuovere l'insegnamento dell'italiano. D'altronde la rete educativa è molto vasta, e comprende 183 istituti statali nel mondo e 111 sezioni italiane presso scuole straniere. Vi lavorano circa 500 persone comprese un'ottantina di dirigenti scolastici. E nonostante nello Stato di New York la presenza sia ben articolata, Jersey Shore è una bella realtà televisiva.
La finalità formativa è talmente prioritaria per il ministero che metà dei contributi agli italiani nel mondo se ne va in sostegno didattico e culturale (14,85 milioni su 28,6). Non bisogna poi trascurare i 13 milioni per gli istituti italiani di cultura che dispongono di altri 1,3 milioni per l'organizzazione di manifestazioni artistiche e culturali. Né vanno dimenticati i 2,3 milioni all'Accademia delle scienze del Terzo mondo e gli 1,3 milioni al Collegio del mondo unito di Trieste.
Ma se ci sono denari che non sono mal spesi sono i circa 10 milioni per il sostegno alla minoranza italiana di Istria e Dalmazia, oppressa da circa 70 anni di «slavizzazione» forzata. In particolare, 7 milioni sono stanziati per fiumani, polani e capodistriani, mentre 3 milioni circa sono spesi per la conservazione della memoria storica degli esuli, costretti all'esilio dalla furia dei partigiani titini.
La cultura, infatti, gioca un ruolo fondamentale nel bilancio della Farnesina. Basti pensare che tra i percettori di contributi ci sono la Maison de l'Italie (150mila euro) nella città universitaria di Parigi, una residenza per i concittadini che si recano Oltralpe per motivi di studio e Villa Vigoni di Menaggio (278mila euro), che ospita un'associazione che promuove gli scambi culturali tra Italia e Germania.
Molto meno piacevole è sicuramente la spesa di 1,1 milioni di euro per il servizio «request and pay» dell'Ue. I servizi di interpretariato per i documenti scritti nelle lingue dei Paesi entrati nel 2004 nell'Unione sono a carico degli Stati. A Bruxelles e a Strasburgo chi necessita di una trascrizione dal ceco, dal polacco o dall'estone fondamentalmente la mette a carico dei contribuenti italiani. Un po' come sono a carico di tutti noi i 450mila euro quota di partecipazione all'osservatorio europeo dell'Audiovisivo e i 2 milioni di contributo speciale all'Istituto italo-latino-americano.
I costi vivi della diplomazia ammontano a circa 650 milioni di euro. Circa 490 milioni sono stanziati per le retribuzioni del personale e sono così suddivisi: 96 milioni di competenze fisse, 382 milioni di competenze accessorie e circa 10 milioni di rimborsi per i trasferimenti. Secondo la Corte dei Conti al 31 dicembre scorso risultavano in servizio fuori dai confini 2.592 unità (528 diplomatici, 12 dirigenti e 2.052 funzionari). Ne deriva che il costo medio per unità dovrebbe avvicinarsi ai 188.500 euro. Altri 67,4 milioni rappresentano le dotazioni per rappresentanze diplomatiche e uffici consolari, mentre 93 milioni sono destinati al personale assunto a contratto.
Un'altra spesa di rilevante entità è rappresentata dai 15,7 milioni riservati alle testate giornalistiche italiane con attività di servizi esteri. Del nostro passato di emigranti nel bilancio degli Esteri, fuorché i sussidi culturali, è rimasta poca traccia: 750mila euro per le associazioni di assistenza e 120mila euro a finanziare lo sconto del 50% sulle tariffe del traghetto per coloro che sono impossibilitati a utilizzare il treno per raggiungere la destinazione quando rimpatriano temporaneamente. In Italia non si volta mai pagina: c'è sempre qualche buon motivo per volgere il capo indietro e ricordare il tempo che fu.