La Follis: "Mi piace dividere mio marito con tutte le altre..."

Vancouver 2010. La fondista: "Mi ha reso una donna appagata e a casa trovo bello servirlo Ai Giochi dormiremo assieme... È lo skiman delle azzurre"

Arianna Follis non si stupisce quando le chiedi un'intervista, ci mancherebbe, e non si sorprende nemmeno quando le fai notare che il pezzo serve perché siamo alla vigilia dell'Olimpiade. «Vi fate vivi tutti adesso, normale! Il nostro sport potrebbe essere più considerato visti i risultati, ma non me ne faccio un cruccio, me ne faccio una ragione perché so che in Italia va così e non si può cambiare la mentalità della gente. A chi mi chiede perché non sono “personaggio” però rispondo che non posso inventarmi di esserlo, ma soprattutto che non voglio esserlo, la mia natura è questa, se vogliono parlare di me perché faccio risultati bene, se non parlano pace, di sicuro io non devo e non voglio snaturarmi».
Gentile e carina, dolce e femminile, Arianna non sarà un «personaggio» ma è una donna tosta. Sarà per questo che va fortissimo nelle gare sprint, dove bisogna sgomitare con le rivali per trovare la strada verso la vittoria?
«Nelle sprint serve essere aggressivi, dote che non ho nella vita normale, ma quando indosso il pettorale mi trasformo, come credo faccia ogni atleta. Non si parte mica per arrivare ultimi!».
Allora è solo questione di testa?
«Quella è importante e io riesco ad essere lucida nei momenti cruciali della gara, ma c'è anche il fisico che fa tanto, io sono potente, la palestra mi piace e negli anni ho sviluppato un buon rapporto peso-potenza. La tattica e la gestione del contatto fisico li ho invece affinati gara dopo gara».
All'Olimpiade per...
«Per godermela, ci arrivo fra le favorite e questo ruolo mi piace, perché vuol dire che ho fatto qualcosa di buono. D'altra parte non devo sentirmi oppressa, non devo nulla a nessuno, devo solo essere serena e dare il massimo».
Quanto è dura partire in gara sapendo che per andare forte bisognerà soffrire?
«Quando stai bene non hai paura della fatica, è bello sentire che il tuo fisico risponde a quello che gli chiedi, se invece non stai bene hai paura, parti piano per dosare le forze e questo non va».
Ma lei spesso non sembra fare fatica...
«Ne faccio, anche se sembro tranquilla e leggera nella mia sciata, l'importante è che anche le altre facciano un po' di fatica, credo che oggi ci sia più pulizia nel fondo, io ho fiducia nelle agenzie antidoping, qualcosa stanno facendo, non devo pensare che qualcuna stia barando, l'unica cosa che chiedo è che se qualcosa non va si sappia subito, sarebbe terribile ricevere medaglie in estate per la squalifica delle avversarie».
Il programma dei suoi Giochi?
«Cinque gare: inizio con la 10 km a tecnica libera che, dovessi scegliere, è quella in cui vorrei andare meglio, poi continuerò con la prova a inseguimento e doppia tecnica, poi la sprint individuale che purtroppo sarà a tecnica classica (nella gara a tecnica libera Arianna ha vinto il titolo mondiale nel 2009, ndr), poi la staffetta e infine la Team sprint con Magda Genuin».
A Torino quattro anni fa vinse il bronzo in staffetta.
«Quella gara mi ha catapultata in un mondo nuovo, avevo fatto la prima frazione, ero una pedina minore, adesso invece arrivo ai Giochi più consapevole delle mie possibilità e so di avere più carte da giocarmi».
Com'è vivere, lavorare, soffrire e gioire sempre al fianco del marito, che è anche il suo skiman?
«Io e Alessandro siamo ben integrati nella squadra, dormiamo in camera assieme, ma questo è normale, il fatto che lui lavori anche per altre ragazze è importante e positivo. Con lui mi sento appagata come donna, il matrimonio ha dato una svolta alla mia vita e alla mia carriera, al mio interno ho trovato quella tranquillità che in pista è diventata consapevolezza».
E se lui sbaglia a prepararle gli sci?
«A volte capita che sia io a non fare andare sci velocissimi e nessuno se la prende con me, quindi io faccio lo stesso, perché so che tutti e due abbiamo in ogni caso dato il 100%. Il massimo è quando tutto funziona, il mio e il suo lavoro».
Com'è Arianna nella vita da casalinga?
«Tranquilla, molto presente con le persone che mi vogliono bene, sento molto il senso di essere donna, lavare e stirare sono cose che faccio volentieri, servire il mio uomo anche, purtroppo quando siamo in giro non posso portargli il caffè a letto tutti i giorni!».
Farebbe la mamma atleta?
«Mai, ammiro queste donne, ma non condivido la loro scelta: il mio traguardo era arrivare a Vancouver e forse farò ancora una stagione, quando arriverà un figlio però avrà tutte le mie attenzioni».