«La fondazione Banco di Sicilia punto d’attrazione»

Parla il presidente Puglisi: «Vogliamo promuovere e accrescere la coscienza civile e culturale della popolazione»

Diego Luigi Marin

Cultura e sviluppo sostenibile come direttrici di un progetto di rilancio, per una nuova stagione di crescita sociale ed economica della Sicilia nel contesto del Mediterraneo. Giovanni Puglisi, rettore dell’università milanese Iulm, presidente della commissione nazionale dell’Unesco, da dicembre è a capo della Fondazione Banco di Sicilia. Che dopo annose traversie statutarie e l’alternarsi di varie proprietà ora può contare su una solida base patrimoniale, di recente rafforzata dall’acquisizione, per circa 25 milioni, di un terzetto di prestigiosi immobili storici: Villa Zito, sede dell’ente, l’Archivio del Banco di Sicilia, e Palazzo Branciforte.
Presidente, quale programma per il suo mandato?
«Fare della fondazione un punto d’attrazione per i sistemi culturali, formativi, imprenditoriali ed economici. Usando strumenti e risorse finanziarie per promuovere e accrescere la coscienza civile e culturale dei siciliani e la loro capacità di farsi parte attiva dello sviluppo».
Cos’è cambiato con l’ultima revisione dello statuto?
«La riforma dell’autunno scorso ha conferito l'attesa stabilità. La fondazione, in passato proprietaria del Banco di Sicilia e oggi tra gli azionisti di Capitalia, è un organismo complesso, in cui convivono realtà pubbliche e private».
Su quali settori si articolano le iniziative della fondazione?
«In primo luogo arte e beni culturali con interventi di pubblico interesse; poi ci sono le attività in tema di educazione, istruzione e formazione, nonché in materia di ricerca scientifica e d’innovazione tecnologica; il quarto ambito d’azione corrisponde allo sviluppo sostenibile, ciò che non si ritrova nel focus di altre Fondazioni, con valenze primarie di protezione e qualità ambientale. Un altro settore è il volontariato, con opere di solidarietà e beneficenza in relazione a situazioni drammatiche che si vivono in Sicilia».
Lo sviluppo sostenibile ha anche altre valenze ...
«I principali problemi della Sicilia sono stati l’uso distorto delle risorse economiche, spesso piegate in modo improprio alle logiche politiche, e lo sfruttamento mafioso di capitali e imprese. Sviluppo sostenibile significa anche crescere facendo delle risorse di oggi la ricchezza di domani».
Qual è il budget 2006 e come viene impiegato?
«Si tratta di circa 17 milioni che derivano dalle rendite patrimoniali. Di questi, una dozzina saranno investiti nelle attività rilevanti: ai beni culturali il 30%, all’educazione e alla ricerca scientifica il 25% ciascuno, allo sviluppo sostenibile il 15% e al volontariato il 5%. La metà va, dunque, a ricerca e formazione e se a queste aggiungiamo lo sviluppo sostenibile, che è trasversale, vi si somma anche la quota relativa. Quanto destinato ai beni culturali è il segno del chiaro intento di valorizzare il grande patrimonio di cui dispone la Sicilia. Oltre a mettere in luce le intelligenze e la creatività, ossia le potenzialità dei giovani».
Agendo su quali leve?
«Soprattutto sulla comunicazione e sul dialogo che in Sicilia non è così abituale: realtà culturali, imprenditori e istituzioni parlano poco tra loro e la fondazione può diventare punto di riferimento e snodo strategico».