Per Fondazione CAB venticinque anni d’impegno e risultati

La celebrazione del 25esimo anniversario della Fondazione Credito Agrario Bresciano-Istituto di Cultura Giovanni Folonari che si è svolta nell’auditorium di Santa Giulia, a Brescia, il 26 novembre scorso, è stata l’occasione per raccontare venticinque anni di attività ma anche per delineare gli obiettivi dei prossimi venticinque.
Presidente Alberto Folonari, qual è la missione della Fondazione CAB?
«La Fondazione nasce con l’obiettivo di mettere a disposizione della banca Credito Agrario Bresciano un organismo che potesse gestire i rapporti con il territorio in modo agile e penetrante. Mi riferisco naturalmente a rapporti extrabancari. Questo ruolo è stato svolto dalla Fondazione anno dopo anno, oggi possiamo dirlo, con la consapevolezza e anche l’orgoglio di aiutare la società bresciana a crescere e a vivere da protagonista uno sviluppo migliore».
Ci può parlare del Museo di Santa Giulia al centro della collaborazione tra il Comune di Brescia-Civici Musei d’Arte e Storia e la Fondazione CAB?
«L’articolo 2 dello Statuto della Fondazione recita che “la Fondazione ha lo scopo di promuovere, favorire la ricerca, la valorizzazione, l’approfondimento, l’analisi e la divulgazione di fatti e aspetti che interessino la cultura, l’educazione, l’istruzione, l’assistenza sociale e la ricerca scientifica». Di fatto è importante segnalare che, alla fine degli ani ’90, con il sindaco Mino Martinazzoli ha preso avvio la collaborazione tra Comune e Fondazione che è poi proseguita con le successive amministrazioni, specificamente per il recupero dell’importante complesso museale di Santa Giulia. Sto parlando di un passato vissuto dalla Fondazione CAB e dal Comune nell’interesse della nostra città, a prescindere dalle logiche di partito o di schieramento. Il mio giudizio è positivo, molto positivo per come siamo riusciti a lavorare insieme. Oggi, più che mai siamo convinti che i risultati, se guardiamo da dove siamo partiti, ci siano stati, ne fanno fede non solo le opere ma anche le novità che si sono intrecciate e hanno pervaso la nostra città negli anni. Ne fa fede il primo premio nazionale attribuito alla Fondazione CAB ancora nel 2002 per la miglior realizzazione del rapporto “pubblico-privato».
Nel corso della sua attività la Fondazione CAB ha ritenuto di acquisire alcune pregevoli testimonianze legate in particolare alla terra Bresciana. Tra queste spiccano i manoscritti di Gabriele D’Annunzio...
«È vero, l’attività della Fondazione si è espressa anche in altri importanti settori. Ne sono esempio l’acquisizione presso la casa d’aste Christie’s, di Londra ,dei manoscritti originali di Gabriele D’Annunzio: Le vergini delle rocce, La vita di Cola di Rienzo, La contemplazione della morte, Preludio alle tre parabole del bellissimo nemico-Il vangelo secondo l’avversario, Il sogno di un mattino di primavera, Il sogno di un tramonto d’autunno, Il ferro e la successiva riproduzione anastatica in volumi di alto pregio, nella stessa stamperia che usava D’Annunzio. Un altro settore d’intervento è stato quello sanitario, con la ripetuta fornitura agli Spedali Civili di Brescia di apparecchiature diagnostiche di nuova generazione (Tac)».
Anche Il tremisse aureo di Re Desiderio ha arricchito il patrimonio artistico...
«Si tratta di una moneta unica. Essa costituisce un’ulteriore acquisizione realizzata all’estero, anche con l’obiettivo di riportare in patria un’importante testimonianza del nostro patrimonio culturale. La moneta è il Tremisse aureo stellato, fatta coniare dal re longobardo Desiderio con la stampigliatura di Brixia, oggi in mostra nel museo di Santa Giulia».
In occasione del 25esimo anniversario della Fondazione CAB è stato presentato un libro che ripercorre i principali impegni promossi dalla Fondazione in questi anni: come è stata articolata la vostra attività per renderla funzionale al turismo e all’economia?
«Fin dall’inizio - conclude il presidente - c’è stato l’impegno per la cultura che si è ulteriormente accentuato quando abbiamo visto che la distribuzione “a pioggia” delle nostre risorse non portava a risultati soddisfacenti. L’impegno culturale non fu visto in una logica fine a se stessa, bensì in un quadro più ampio, dove la cultura si abbina ai principi dell’economia per avere la forza di affermarsi, senza chiudersi sempre nella sterile polemica che i fondi pubblici non bastano. Non basteranno mai se non si tiene conto che la cultura è un patrimonio e che in quanto tale deve produrre reddito. Non per un greve fatto speculativo, ma per crescere, per autoalimentarsi in libertà, per servire, nella logica dell’utilizzo anche economico dei beni culturali che oggi sta prendendo piede, vedi le scelte odierne del ministero della Cultura».