Fontana di Trevi, 700mila euro l’anno

La tradizione vuole che chi lancia di spalle una moneta nella Fontana di Trevi un giorno tornerà a Roma. Ma che fine fanno i soldi? I turisti, senza saperlo, aiutano i bisognosi. Le monete, infatti, vanno alla Caritas diocesana che le utilizza per finanziare le sue opere di solidarietà come il supermercato Emporio. Ma non tutte finiscono nelle casse dell’associazione: tante, anzi tantissime, riempiono le tasche del pescatore abusivo più famoso di Roma, D’Artagnan.
Grazie a una delibera del Comune il contenuto della fontana viene consegnato alla Caritas. Il primo passo è la raccolta: verso le 8 di mattina gli operatori dell’Acea si immergono nella fontana, transennata e chiusa al pubblico, aspirano le monete con le pompe, le mettono nei sacchi e le consegnano agli addetti della Caritas, che le portano nel laboratorio di villa Glori.
Qui lavora Mariella Paci: «Dopo il lavaggio, separiamo le monete straniere dagli euro. Questi vengono suddivisi in base al taglio, infilati nei tubetti, e una volta a settimana portati in banca per essere cambiati». E rubli, sterline, dollari? «All’inizio non sapevamo che farcene, perché le banche cambiano solo le banconote. Poi abbiamo scoperto che alcune ditte in Europa cambiano anche le monete». E così, periodicamente, il «tesoro» viene caricato in tir diretti in Inghilterra o Germania. La Caritas usa il denaro per le sue attività. Una delle prime operazioni fatte è stata restaurare delle stanze a villa Glori, in una delle tre case di assistenza per malati di Aids. Oggi il ricavato della fontana rappresenta la maggiore fonte di sostentamento dell’Emporio della carità, aperto a Ponte Casilino nell’aprile 2007. Si tratta di un vero e proprio supermercato di medie dimensioni, con casse automatizzate, carrelli, scaffali e insegne, dove i bisognosi possono fare la spesa gratuitamente. Ma non si pensi solo ai senzatetto: tra i clienti abituali, infatti, ci sono i nuovi poveri, coloro che hanno pagato a caro prezzo la crisi economica. «Molti di loro - raccontano alla Caritas - sono padri divorziati con figli a carico». Gli indigenti, dopo gli accertamenti della Caritas e degli altri enti che hanno aderito al progetto, ottengono una tessera ricaricabile che consente un tot di spesa mensile, generalmente pensata per coprire la fatidica quarta settimana. All’Emporio si possono comprare solo generi di prima necessità. Niente alcolici.
Un po’ di numeri. Ogni sacco raccolto dall’Acea contiene 10 chili di monete, pari a circa 300 euro. Il raccolto medio giornaliero in inverno è di circa 50 chili: 1.500 euro. Nei mesi più caldi aumenta di pari passo con i turisti. Si stima che in un anno la Fontana di Trevi frutti circa 700mila euro.
Un bel gruzzoletto per la Caritas, peccato che potrebbe essere molto più proficuo. Tanti soldi, infatti, se li intasca Roberto Cercelletta in arte D’Artagnan, il pescatore abusivo che da trent’anni campa razziando quasi ogni giorno la fontana. Sarà un furbo, un parassita, ma non è un ladro: le monete, infatti, finché non vengono consegnate alla Caritas non sono di nessuno, quindi prenderle non è furto. I vigili, così, hanno le mani legate. Se lo invitano (e gentilmente pure: non possono mica usare la forza) a restituire il bottino, lui per protesta si fa dei tagli sull’addome con la sua fedele lametta (da qui il soprannome) per suscitare pietà o sparge per la piazza la «refurtiva», per la gioia dei presenti. Se lo multano lui non paga: risulta nullatenente, oltre che invalido. E quando lo arrestano lui torna subito in libertà, perché non ha commesso reato o manca la querela. L’ultima volta, a marzo, è stato fermato con più di seicento euro addosso. E se questo era il suo bottino medio giornaliero, D’Artagnan arrivava a «guadagnare» fino a 18mila euro al mese.