La foresta degli indios Ecco la culla dell’America

Scavi archeologici in Brasile hanno accertato che dall’altra parte dell’Atlantico c’era vita già 48mila anni fa e non 20mila, come si era sempre pensato. Viaggio nella Serra da Capivara, la regione che ha fatto crescere i primi uomini del nuovo continente

Visto dall'aereo è un enorme raggruppamento roccioso immerso in una vegetazione arbustiva di colore biancastro, la caatinga, che soltanto durante la stagione delle piogge si tinge di un verde intenso. A una prima impressione niente potrebbe far supporre che questa distesa semiarida e sperduta di 130mila ettari, nel Nord Est del Brasile, in una delle zone più povere del Paese, sia stata un tempo la culla della civiltà americana e ne conservi tuttora le vestigia. Eppure i primi americani nacquero proprio qui, minimo 48mila anni fa, e non 13mila come finora ha affermato la più accreditata delle teorie scientifiche sul popolamento dell'America. Qui, nella Serra da Capivara, situata nella regione del Piaui, a 580 km dalla città di Teresina, e dove oggi si può arrivare soltanto tramite aereo privato o con un autobus che impiega più di otto ore, per ammirare la maggiore concentrazione di reperti preistorici del continente.
In pochi lo sanno, ma la Serra da Capivara, è uno dei primi siti archeologici al mondo per l'antichità delle sue oltre 50mila pitture rupestri. E proprio la recente datazione di queste incisioni in ossido di ferro, ricavate nella pietra, eseguita da un'équipe di studiosi tramite il metodo della termoluminescenza, ha condotto a una rivoluzionaria scoperta scientifica: la presenza di esseri umani in America non risale a 20mila-13mila anni fa, come fino a oggi ha ritenuto la scienza, ma a minimo 48mila anni fa, come risulta dalla datazione degli strumenti in pietra del sito di Pedra Furada, il che fa supporre agli studiosi che l'uomo possa aver popolato l'America anche più di 50mila anni fa. Quel che è certo è che i primi americani hanno lasciato i segni della loro lunga presenza in questo luogo, oggi protetto dall'Unesco come patrimonio culturale dell'umanità, attraverso tre differenti tradizioni pittoriche, con scene di caccia, lotte, amore e sesso, tuttora perfettamente visibili sulla pietra: quella Nordeste o dinamica, la più antica, dove prevale la rappresentazione di uomini e animali e realizzata da popolazioni che vissero oltre 6.000 anni sul territorio; l'agreste, con forte utilizzo delle tonalità rosse, che molto probabilmente risale a una tradizione stilistica della regione del Pernambuco e infine la geometrica, con tante piccole scalfitture sulla pietra. Si tratta di pitture realizzate in periodi differenti da gruppi che abitarono la zona, un tempo dotata di una vegetazione più umida. Sembra infatti che la Serra da Capivara, un complesso di rocce sedimentarie emerso dal mare circa 225 milioni di anni fa, abbia goduto di un clima tropicale umido fino a 9mila anni fa, quando è iniziata la diminuzione delle piogge che ha portato al progressivo inaridimento del clima. Ancora oggi sono riscontrabili prove di un'antica vegetazione rigogliosa nelle numerose piante amazzoniche e nelle profondità dei canyon che durante i periodi più secchi mantengono uno stato di umidità che consente la conservazione di corsi d'acqua perenni.
Se non fosse stato per l'archeologa Niéde Guidon e per la missione franco-brasiliana da lei organizzata durante gli anni '70, forse oggi non sapremmo nulla, o molto poco, della Serra da Capivara, dove nel 1979 è stato fondato un parco nazionale, con lo scopo di preservare la grande quantità di ritrovamenti preistorici, dopo lunghi secoli di abbandono e dimenticanza. Settantaquattro anni, una laurea in archeologia presso la Sorbonne di Parigi e una lunga esperienza universitaria in Francia, la Guidon dirige dal 1991 la Fondazione museo dell'uomo americano che insieme all'Ente per la protezione delle foreste gestisce il parco e si occupa di catalogare le migliaia di fossili animali e reperti archeologici custoditi in laboratorio. Tra questi il Paleolama e l'Hippidion, primi fossili di lama e cavallo e l'Haplomastodon, elefante che arrivava a pesare più di cinque tonnellate. Ancora oggi la fauna del posto contempla specie rare, oltre a 208 tipi di uccelli, come il giaguaro rosso e la Pantera onça, talvolta cacciate dalla popolazione locale costretta a far fronte a serie condizioni di povertà per la totale assenza di attività agricole e industriali.
L'apertura della Fondazione museo dell'uomo americano è riuscita a dare lavoro a molti abitanti di São Raimundo Nonato, il paesino più prossimo al parco e a lanciare il turismo archeologico in una regione priva di infrastrutture e collegamenti. Di tanto in tanto arriva qualche visitatore che noleggia un aereo da Teresina, al costo di 1.300 euro, o affronta un lungo viaggio in autobus da Petrolina, a 300 chilometri di distanza dalla Serra. Sosta in una delle varie pousadas, pensioni a conduzione familiare fornite del minimo indispensabile e si reca al parco a bordo di un buggy. Lo fanno i più avventurosi, i più danarosi, ma non sono di certo molti, considerando l'interesse culturale del sito. Qualcosa però si sta muovendo anche in Serra da Capivara e forse nel giro di un decennio il luogo potrebbe subire una radicale trasformazione: tra un anno sarà costruito un aeroporto a São Raimundo e presto sarà edificato in prossimità del parco un complesso alberghiero con centro convegni, un hotel fazenda e dieci pousadas tematiche. Lo sviluppo del Piaui punta inoltre sul potenziamento di iniziative folkloristiche, come il Festival della cultura popolare della regione, che da settembre dello scorso anno si svolge per sette giorni nella splendida cornice della Pedra Furada, all'interno del parco, e che già nella scorsa edizione ha registrato numerose presenze, anche straniere.
Tutto questo è già molto per la crescita economica della regione e per il reperimento di fondi per la salvaguardia del suo patrimonio archeologico, ma, visto che i risultati si vedranno tra qualche anno, per adesso non è abbastanza. «Finora la Bid, Banca Mondiale degli Investimenti, più varie banche e società private hanno stanziato 20 milioni di dollari per il parco. Il contributo governativo è scarso e negli ultimi anni si è notevolmente ridotto - ci confessa Guidon -. Il Brasile deve sanare il debito internazionale ed è costretto a tagliare fondi per la cultura e spesso noi che lavoriamo presso la Fondazione dobbiamo pagare allo Stato acqua ed elettricità, senza possibilità di rimborso». «Certamente ci impegniamo, anche se le risorse non sono molte - continua Guidon - per il rilancio del parco e per la diffusione del suo nome all'interno della comunità scientifica. Noi siamo i discendenti diretti del primo uomo americano ed è per questo che continueremo incessantemente a studiarne le sue origini».