Francia: il mega sciopero non ferma Sarkozy

Le manifestazioni non hanno paralizzato il Paese, ma tre milioni e mezzo di francesio hanno protestato contro la politica economica del governo. L'Eliseo tira dritto. Per l’edilizia si pensa a un provvedimento simile a quello varato in Italia

Parigi - Lo sciopero generale anti-Sarkozy non ha paralizzato la Francia (l'astensione nel settore pubblico è stata del 17% e quella nelle imprese private ancora inferiore), ma le manifestazioni hanno visto una notevole partecipazione di folla e per l'Eliseo la giornata di ieri è stata comunque un momento difficile. I sindacati parlano di tre milioni di partecipanti ai cortei di protesta (in tutto varie centinaia) svoltisi nell'insieme della Francia. Largamente inferiori sono le cifre diramate dal ministero dell'Interno e così la polemica esplode anche su questo punto.

Le confederazioni sindacali hanno trovato un momento d'unità sulla base di un obiettivo generico: «Il governo deve tirar fuori il Paese dalla crisi», dicono e ripetono con crescente insistenza. Sarkozy (ieri a Bruxelles) risponde che non ha la bacchetta magica ma è intenzionato a tener duro, ad andare avanti per la sua strada. Adesso la sua immagine è appannata, come i sondaggi testimoniano impietosamente. I suoi consiglieri studiano la situazione di altri Paesi, tra cui quella italiana. Si chiedono come faccia il governo di Roma a essere più popolare di quello di Parigi e si spremono le meningi per trovare il modo di cucinare in salsa francese alcune idee spuntate in riva al Tevere, come quella di incentivare in tutti i modi l'attività nel settore dell'edilizia. Un proverbio francese dice «quando l'edilizia va bene, tutto va bene» e questo potrebbe stimolare anche a Parigi il varo di un piano casa, con provvedimenti urgenti a favore delle costruzioni. Quanto al settore dell'auto, la Francia ha già varato un vasto programma di sostegno al mercato, che secondo Sarkozy dovrebbe andare a beneficio soprattutto dei costruttori nazionali Renault e Psa.

L'opposizione di sinistra, lacerata dalle sue lotte interne, cerca di ricompattarsi nel nome dell'ostilità al presidente della Repubblica e al governo del primo ministro François Fillon. Quest'ultimo è andato ieri sera alla tv per tentare di tranquillizzare i connazionali, preoccupati soprattutto dall'attuale ondata di licenziamenti nell'insieme della Francia. Tra i cortei di ieri c'è stato, nella città di Compiègne, quello dei dipendenti della fabbrica di pneumatici Continental. Un anno fa la direzione dell'azienda aveva chiesto loro da lavorare di più - a parità di salario - per evitare la ristrutturazione. Le maestranze hanno accettato l'accordo con un referendum. Adesso la direzione tedesca del gruppo ha deciso di chiudere ugualmente la fabbrica in Francia. È una dimostrazione in più dei mille volti che hanno avuto le dimostrazioni francesi di ieri.

La protesta è stata sostanzialmente politica, anche se gli organizzatori erano i sindacati. Sarkozy è stato accusato in particolare d'aver voluto «aiutare i ricchi» a causa di un provvedimento molto preciso: la creazione di un «tetto» massimo al prelievo fiscale, che non può superare la metà degli introiti annui. In precedenza accadeva che alcune persone - sommando le normali tasse sul reddito, la «patrimoniale» (che colpisce solo i ceti sociali più agiati) e altre forme di imposizione fiscale superassero la metà dei propri introiti. Adesso Sarkozy ha creato uno «scudo fiscale» al livello massimo del 50%, scelta che è stata motivata dal desiderio di evitare l'espatrio dei contribuenti più agiati. I sindacati e l'opposizione di sinistra gridano allo scandalo, accusando Sarkozy di aver varato «misure a favore dei ricchi» per 15 miliardi di euro e di lesinare al tempo stesso gli aiuti alle fasce più disagiate della popolazione.