La Francia di Vichy tra monarchia e dittatura

Un volume di Rousso illumina i quattro anni in cui il governo collaborazionista rimase in attività. Pétain, Laval, Darlan: le figure dei tre uomini politici che a questa esperienza legarono il proprio nome

Quattro anni dura il regime francese di Vichy che soppianta la Terza repubblica e rappresenta il contraltare transalpino alle dittature europee o agli stati a guida autoritaria che negli anni del fascismo e del nazismo si sono impossessati del potere. La Francia trova il suo leader in una figura di primissimo piano della storia nazionale, quel maresciallo Philippe Pétain, che era già stato un eroe del primo conflitto mondiale, e in lui ripone l'avvenire della nazione. Ogni potere è nelle sue mani, perfino quello di decidere che gli dovesse succedere. Né più né meno, come un monarca. E fu esattamente ciò che avvenne quando a Pétain si avvicendarono prima Pierre Laval, poi l'ammiraglio François Darlan. Dal 1940 al 1944, ossia dall'ingresso di Hitler a Parigi fino all'inizio della caduta del nazismo grazie all'avanzata degli alleati, il governo di Vichy costituì l'alternativa.
Antitetico al passato, non a sé stesso e tanto meno ai regimi omologhi alla guida di Italia, Germania, Spagna e Portogallo, Vichy era da considerarsi una «comunità nazionale» dalla quale dovevano essere esclusi i cosiddetti «inassimilabili», cioè ebrei, comunisti, massoni e stranieri. Questa località, a sud della capitale e ben attrezzata da collegamenti e servizi, dove fu insediato il governo francese per evitare esodi verso le città del sud a tradizione sinistrorsa, fu per quattro lunghi e delicati anni il centro della vita politica di un Paese guidato da personaggi a loro modo sorprendenti. Pétain infatti visse a suo modo tre diverse carriere. Passato alla leggenda come il «vincitore di Verdun» nel 1916, l'anno dopo fu artefice della ricostruzione, morale soprattutto, dei soldati impegnati in combattimento. Vicepresidente del Consiglio di guerra tra il 1920 e il 1931 è tra gli ispiratori della strategia militare francese nel '39, quindi tra coloro ai quali si attribuiscono le maggiori responsabilità per quanto accadde nel 1940. Ma proprio nel momento più difficile Pétain ritrova le redini del comando alla guida del governo di Vichy.
Profilo discusso anche quello di Pierre Laval, socialista, poi moderato, presidente del Consiglio, ministro degli esteri nel '35, è il bersaglio della sinistra per la politica deflazionistica da lui stesso propugnata. Convinto che la disfatta francese sarebbe potuta essere il punto di svolta per una ripresa, Laval forma con Pétain una coppia di personalità politiche che si integrano l'un l'altra. Infine Darlan, ministro della Marina dal 1926 al 1939 e ammiraglio, è favorevole all'armistizio del '40 per preservare la flotta invitta. All'interno del governo di Vichy ricopre molte cariche e numerosi ministeri fino ad assumerne la responsabilità nel febbraio del '41. A tratteggiare un periodo particolare della storia francese contemporanea è ora il volume di Henry Rousso «La Francia di Vichy» (Il mulino, pp.126, euro 11.50) che mette in luce tutte le sfumature di un'esperienza politica sulla quale larga parte della storiografia sta ancora oggi rivedendo le proprie posizioni.