Francis Bacon allievo di Michelangelo

Ripubblicata la monografia di Lorenza Trucchi sul pittore inglese

Scomodo, turbato, estremo, inquieto ed elegante Francis Bacon (1909-1992). L’avvincente pittore solista - di sicuro il maggior protagonista dell’arte contemporanea inglese - venne scoperto e celebrato una quarantina di anni fa in Italia dal valente critico «reazionario» (così direbbero di lui certi intellettualoidi progressisti) Luigi Carluccio e poi amorevolmente interpretato dalla penna chiara, sensibile e intelligente di Lorenza Trucchi, in una monografia (1972) che oggi rivede la luce per i tipi raffinati dell’editore De Luca nella collana «Riflessioni», meritoriamente dedicata alla riedizione di alcuni saggi tra i più significativi della nostra ultima letteratura critica.
Lorenza Trucchi - che è stata tra l’altro critico d’arte sul Giornale dalla fondazione - si era occupata precocemente di Bacon (1958) quando l’artista non era ancora celebre né tanto apprezzato, pur essendo un frequentatore assiduo della vita e dell’arte italiana. L’amicizia con l’artista e la conoscenza dell’opera fecero il resto. Tanto che oggi l’autrice, ripubblicando il suo avvincente saggio su Bacon - che cuce tra l’altro con precisione una sorprendente sintonia di immagini tra Grunewald, Velázquez, Van Gogh e Picasso - distilla una preziosa aggiunta di ricordi e pensieri attuali.
Da segnalare, tra questi, soprattutto la acuta osservazione della parentela tra il disegno plastico-tortile di Michelangelo e la metamorfosi dei corpi umani di Bacon quale contrassegno tipico di «verità» nella disperata sensibilità «esistenziale» contemporanea (con Heidegger e Sartre battistrada filosofici della odierna «terra desolata» che Eliot eternò in poesia e lo stesso Bacon immaginò nella galleria dei suoi ossessivi e allucinati «trittici»).