Francisco, il ragazzo che ha trascorso 11 giorni nel metrò di New York

La sua storia ha commosso la Grande mela: il giovane, 13 anni, soffre della sindrome di Asperger. Era scappato da casa per un brutto voto a scuola

Ha passato undici giorni nella metropolitana di New York, senza che nessuno si accorgesse di lui. Francisco, 13 anni, «asociale» dalla nascita perché ha la sindrome di Asperger, ma molti ora, in America, si chiedono chi sia il vero «asociale». Con la tessera della metropolitana e dieci dollari in tasca, la sua felpa rossa col cappuccio addosso, Francisco ha trascorso inosservato 11 giorni nella subway di New York prima di essere ritrovato nella stazione di Coney Island. Francisco Hernandez Jr., figlio di immigrati messicani, soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo che frequentemente provoca comportamenti eccentrici e asociali. Ma è stata la Grande mela che è finita sul banco degli imputati della asocialità: ora la città si chiede come sia stato possibile che il piccolo fuggiasco sia rimasto invisibile nel fiume di persone che quotidianamente gli è passato accanto notte e giorno senza notarlo, senza fare una domanda, senza offrire uno straccio di aiuto.
«Abbiamo contattato la polizia ma è stata lenta a reagire perché siamo stranieri» accusa la mamma Maristela, che lavora come donna delle pulizie. Francisco abita con la famiglia a Bensonhurst, un quartiere di Brooklyn. Era scappato da casa a metà ottobre per paura di essere sgridato dopo aver preso un brutto voto a scuola. Così è iniziata la sua fuga senza meta, tranne che i binari del metrò: undici giorni facendo la spola da un capolinea all'altro dei treni delle linee D, F e 1, mangiando gli snack più a buon mercato comprati dai distributori automatici, usando i bagni delle stazioni, fino a che ha perso del tutto il senso del tempo. Poi, all'improvviso, un poliziotto l'ha riconosciuto come «il bambino del volantino». Quando era scappato Francisco aveva tolto la batteria dal cellulare per non essere raggiungibile: «Non volevo che nessuno mi urlasse» ha raccontato poi.
I genitori avevano immediatamente dato l'allarme, mobilitando parenti, amici, la polizia, il consolato messicano. Il bambino è tornato a casa il 26 ottobre ma solo ora il New York Times ne ha raccontato l'incredibile vicenda. Oggi Francisco si ricorda poco di quel che gli è capitato. Solo di aver dormito buona parte del tempo, con la testa appoggiata sulla sacca dei libri di scuola. Dopo la sua scomparsa i genitori avevano fatto stampare duemila volantini con una foto del ragazzo vestito con la stessa felpa rossa col cappuccio con cui era uscito di casa. Amici e parenti li avevano aiutati ad affiggerli in negozi e stazioni. «Frankie, torna con noi» imploravano i foglietti, che il bimbo non ricorda di aver mai visto. Sei giorni dopo la scomparsa di Francisco, dal commissariato di Bensonhurst le ricerche sono passate alla Missing Person Squad e più agenti sono stati impegnati nel rintracciarlo. La famiglia ha vissuto giorni d'ansia anche se non era la prima volta che Francisco scappava di casa. Era già successo qualche mese prima dopo aver avuto un problema a scuola, ma allora la fuga era durata solo poche ore.