Il fratello di bin Laden costruirà ponte da record

Lungo circa 28 km il ponte congiungerà l’Africa alla penisola araba all’altezza dello stretto di Bab al Mandib, che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden,
favorendo la nascita di due città nello Yemen e
nel Gibuti

Il fratello di Osama bin Laden costruirà il ponte sospeso più lungo del mondo per collegare l’Africa alla Penisola Araba, edificando anche due nuove città alle estremità del viadotto.

Lungo circa 28 chilometri, il ponte congiungerà i due continenti all’altezza dello stretto di Bab al Mandib (Porta delle lacrime), che unisce il mar Rosso al Golfo di Aden, favorendo la nascita di due città rispettivamente nello Yemen e nel piccolo stato di Gibuti. Stando a quanto riferisce oggi il quotidiano britannico Independent, il progetto Al Noor costerà circa 200 miliardi di dollari e Tarek bin Laden ha già versato centinaia di milioni di dollari per la sua realizzazione. Le due nuove metropoli, fanno sapere fonti vicine ai bin Laden, avranno ospedali e scuole all’avanguardia, università di eccellenza e strutture sportive.

La loro costruzione richiederà un’ingente forza lavoro: solo per costruire la città prevista in Gibuti saranno necessari 850.000 lavoratori, a fronte di una popolazione complessiva del Paese di 800.000 persone (bambini e neonati inclusi). Una volta edificate, aggiungono, le due città fungeranno da modello per altri 98 centri abitati che Tarek bin Laden intende costruire in tutto il mondo, anche se non è ancora chiaro dove. Il progetto è già stato paragonata alla costruzione delle Piramidi in Egitto e alla Grande Muraglia cinese. "«Una speranza per l’umanità", lo ha definito il direttore del progetto, Mohamed Ahmed al Ahmed.

Il ponte favorirà gli scambi commerciali "da Dakar a Pechino", ha aggiunto, ignorando però il fatto che la migliore via di comunicazione tra Gibuti e il resto del continente africano è una linea ferroviaria costruita 90 anni fa, che impiega due giorni per percorrere gli oltre 400 chilometri di distanza con la città più vicina, Addis Abeba. L’aspetto più curioso di tale progetto, sottolinea l’Independent, è il coinvolgimento di alcune grandi aziende Usa legate all’amministrazione Bush, tra cui la L3 Communications, una delle più grandi società che offre servizi di sicurezza (anche in Iraq) e che annovera tra i propri dipendenti ex ufficiali dell’esercito e uomini di affari di fede repubblicana.