Friedrich Nietzsche contro il «culo di pietra»

Del pensare camminando. Pioniere ne fu Nietzsche che, per personale urgenza fisiologica e professionale intenzione polemica, raccomandava in Ecce homo: «Star seduti il meno possibile; non fidarsi dei pensieri che non sono nati all’aria aperta e in movimento - che non sono una festa anche per i muscoli. Tutti i pregiudizi vengono dagli intestini. Il sedere di pietra è il vero peccato contro lo spirito santo». Altra cosa, le sue camminate, dal deambulare metodico dei peripatetici o dal vagabondare un po’ comico di Talete, presocratico flâneur cascato col naso all’insù dentro un pozzo. Le passeggiate sul mare o in montagna del profeta di Zarathustra sviavano letteralmente dalle filosofie degli atenei, spalancando i panorami superumani e abissali del nichilismo. Nietzsche ce l’aveva coi sedentari colleghi di Basilea, ignari di vertigini speculative, annebbiati «dall’aria sciroccosa delle bassure», assisi su scranni accademici.
L’anticristo - ma devoto allo spirito santo - era altresì debole d’intestino: per sventare patologici pregiudizi osservava diete ascetiche e si arrampicava in arie forti dove concepire i soli pensieri che, «nati camminando, hanno valore». Lo ha seguito il più infingardo dei suoi discepoli, lo Heidegger che sempre ribadì d’aver superato il maestro, ma che ne ricalcò i passi di viandante: concepì il proprio operato come Denkweg, itinerario di pensiero e, oltre i Sentieri interrotti proseguì per tornanti, svolte, giravolte o deviazioni, spesso In cammino verso il linguaggio nell’intrico tortuoso della Foresta Nera. Più di lui luminosa e distesa è l’ultima nietzscheana vivente: Edith de la Héronniere che, deprecando «la sciagurata abitudine di piegarsi alla forma contro natura della sedia», ha tessuto scritture come «l’opera incessante del camminare», e ha intonato una Ballata dei pellegrini (Sellerio) da vera apostola di Zarathustra: il predicatore del pensare camminando e del danzare con la penna.