Il frigorifero diventa computer Ecco l’arte degli «smanettoni»

Passione per i pc e creatività: così si modifica una «scatola grigia» in un pezzo unico. Ci vogliono anche due anni per ogni opera

Pochi colori, niente fantasia. Quello dei computer è (quasi) sempre stato un mondo triste, in bianco e nero. Poi sono arrivati i modder: ragazzi più o meno giovani con il pallino dell'informatica e una certa vena artistica. Spinti da una passione quasi maniacale per i loro pc, hanno iniziato a smontarne i pezzi più anonimi per poi rimontarne di più belli, a trapanare e bucare, a sottoporre insomma le loro «macchine» grige a complesse metamorfosi. Un lavoro lungo e faticoso - dai sei, sette mesi fino ai due, tre anni - ma alla fine sulle scrivanie di questi artigiani del nuovo millennio i computer si tingono di vari colori e si arricchiscono di nuove forme. In poche parole vengono personalizzati. In modo davvero originale perché per i veri modder non basta applicare un logo, o decorare le «paratie» (più volgarmente dette «pareti») del loro «case» (il grosso parallelepipedo che sta accanto allo schermo, quello in cui si inseriscono cd e dischetti, per intenderci). E per molti non basta sostituire le pareti grigiastre con lastre in plexiglas trasparente per mostrare gli «ingranaggi» interni, e arricchire il tutto con neon colorati per rendere la cosa più fantascientifica. No. Per ogni modder che si rispetti la prima cosa è la fantasia. Sempre supportata però da un progetto, che poi realizzerà nei minimi particolari. Perché niente, ma proprio niente, è lasciato al caso.
Creatività hi-tech
Una creatività che si unisce alla passione per la tecnologia. Una mania per l'informatica che, mixata ai gusti personali più strampalati, dà luogo a una vera e propria metamorfosi del computer. Siete appassionati di modernariato? Ecco che un vecchio frigorifero anni Cinquanta nelle vostre mani diventa un pc. Siete pazzi di Londra? E allora perché non trasformare il vostro vecchio case in una riproduzione in legno formato casalingo del Big Ben. Amate cucinare? Riducete a tal punto le dimensioni del vostro pc da riuscire a infilarlo in un tostapane. E poi ancora, computer che a guardarli pare di essere a bordo di un'astronave, pareti incise con farfalle che ricordano (vagamente) certe opere di Damien Hirst. Chi più ne ha più ne metta. Manie assurde? Per i modder, lavorare a questi progetti è una sfida.
Una moda che arriva dagli Usa come tutte le tendenze tecnologiche, quella del modding - dall'inglese modify, modificare. «Tutto ha avuto inizio durante i Lan Party americani», racconta Stefano Pepe, 27enne romano, ex modder professionista poi trasformatosi in giornalista di settore grazie a una rubrica fissa sul sito-mecca del modding italiano, Hardware Upgrade (www.hardwareupgrade.com). «Paradossalmente - racconta Stefano - ho smesso di essere un modder quando da hobby è diventato una professione». È lui a spiegarci tutto di questa strana arte del terzo millennio. A partire dai Lan Party: «Grandi feste in cui si arriva con il proprio pc, ci si mette sullo stesso network locale e si comincia a fare gare di videogiochi». Sono tutti piccoli clan quelli che si sfidano alle feste «in rete». «Ogni gruppo si vuole distinguere, sia nel videogame che nel computer che deve sempre essere diverso da quelli degli altri».
Come? Grazie a un logo, un marchio di fabbrica particolare, certo. «Ma, già nei primi tempi, sempre più spesso la modifica prendeva spunto dalle automobili super-accessoriate, come quelle del film Fast&Furious: neon e finestre in plexiglas sostituivano le parti originali per mostrare il contenuto del case. Perché è questa la parte del pc che viene sottoposta al modding». Era il 2001. Qualche anno dopo la moda è arrivata anche da noi. All'inizio per un circolo ristretto di internauti («perché si impara tutto in rete»), per poi avere un periodo di boom, con il mercato invaso da «pezzi» per un modding che nel giro chiamavano «preconfezionato». «I prodotti pronti non hanno avuto un gran successo, perché chi li acquistava lo faceva solo per avere un pc più bello, non per vera passione. Così il modding è rimasto un fenomeno di nicchia». Come sottolineano gli esperti, quando si parla di modding si tratta quasi sempre di modifiche estetiche, anche se, conclude Stefano, «il pc moddato non deve mai perdere di funzionalità, deve mantenere la sua identità altrimenti la cosa diventa fine se stessa. E allora sarebbe solo arte».
Se nel mondo, e soprattutto in America, sono migliaia - i più famosi e quotati, entrambi professionisti, sono Crimson Sky alias Paul Capello, ex scenografo, e Mashie Design alias John Guzman - gli artigiani del computer in Italia sono solo un'ottantina. O almeno quelli «ufficiali», perché fra di loro si conoscono quasi tutti. Non appartengono a una sola generazione, anzi. C'è lo studente di liceo e l'imprenditore sposato con figli. Come Gianluca Tait, 37enne di Trento, titolare di un'azienda di lavorazioni meccaniche, programmatore di macchine utensili, padre di una bimba di due anni, nonché assessore all'Artigianato di Faedo (piccolo centro a pochi chilometri da Trento). Tait ha messo al servizio del modding le capacità tecniche sue e dei suoi macchinari, trasformando alcuni pc in piccoli oggetti cult. Tanto che, dopo aver collezionato vari premi, una delle sue opere è rimasta a lungo esposta in una banca della zona. «Quella del modding è una grande passione a cui per motivi di tempo dedico le mie notti. I miei lavori? Sono diversi dagli altri perché oltre all'idea ci sono i materiali, sempre prodotti da me. Spesso ho dovuto fabbricarmi da solo anche le viti». E infatti i suoi lavori continuano a partecipare a concorsi internazionali - l'ultimo, indetto a dicembre dall'autorevole sito bit-tech.net, l'ha vinto proprio Tait con il suo Dark Blade.
Dall’hobby al lavoro
Nel mondo del modding c'è anche chi è riuscito a trasformare il suo hobby in lavoro. Come Antonio Petrarca, ingegnere edile 33enne di Salerno, primo imprenditore del settore in Europa, anche se lui preferisce definirsi «progettista». Dopo essere stato premiato in un concorso indetto da Smau per una sua creazione, ha pensato di metterla in produzione e venderla, ma non solo: ha fondato anche un'azienda, la Modd, (www.modd.it) che si occupa solo di modding. «Il progetto è nato nell'estate 2004 dall'idea di lanciare una linea italiana di prodotti di qualità e di design, fatti con tecniche e materiali d'eccezione. C'è voluto tanto tempo, ma ora ci stiamo affermando». Il primo prodotto («Ne vendiamo 100 al mese») è Cabe, un «case» cubico di design. Sotto Natale ha lanciato i Cabe personalizzabili in edizione limitata («Un po' come gli Swatch»), e presto usciranno gli «involucri» per l'home theatre: pensati per contenere gli anonimi dvd player e arredare i salotti con un tocco di contemporaneità.
Un mondo azzurro
Di storie se ne contano tante. Certo è che quello del modding in Italia è un mondo tutto coniugato al maschile. Tutto, o quasi, se si esclude Chiara Dondi, unica donna modder della penisola. O almeno l'unica che sia uscita ufficialmente allo scoperto. Emiliana, 24 anni, Chiara fa la decoratrice ed è l'esempio tangibile di come tecnologia e tradizione non siano poi così lontani. «A luglio mi sono laureata in decorazione all'Accademia delle Belle Arti di Bologna. Faccio murales, quadri, e realizzo costumi teatrali. Ma la mia vera passione è il modding». Tanto che come tesi ha presentato alcuni pc moddati: una piccola rivoluzione all'Accademia di Bologna, dove Chiara ha introdotto per la prima volta la controversa arte del modding. «All'inizio il professore di decorazione era scettico. Ma quando ha visto i miei progetti si è appassionato e mi ha aiutato a rendere più concreto il mio lavoro. Alla fine ho preso 110». Cinque finora i sui piccoli capolavori, ognuno diverso dall'altro (dall'oggetto futuristico, al pc fiabesco tutto fiori e fatine).
La maggior parte dei «modificatori» va dai 20 ai 27 anni. Non sono mai tanto giovani perché questo è un hobby molto costoso - come minimo si spendono 600, 700 euro quando un «case» normale ne costa 40. Si conoscono tutti e si trovano nella stessa piazza virtuale, il forum di Hardware Upgrade, vero «puntello» di riferimento. Qui si scambiano consigli, ma soprattutto fanno la telecronaca in diretta del loro lavoro, documentandolo con accurati servizi fotografici. E poi si danno appuntamento alle gare nazionali di modding, che si tengono una volta all'anno. La prossima (data e luogo ancora da fissare) sarà a giugno. Insieme ai pc moddati, qualcuno porterà anche i pc sottoposti all'overclocking. Avete presente le automobili che vengono «truccate» per andare più veloci? C'è chi fa qualcosa di simile anche con i computer, per «spingere» al massimo le loro potenzialità. Ma questa è un'altra storia.