Fruttuoso

Nel III secolo la principale città della penisola iberica era Tarragona, di cui il santo di oggi era vescovo. La persecuzione di Decio, nella quale era morto il papa s. Fabiano, era stata ripresa dal successore Valeriano. Questi, però, aveva cambiato tattica e mirava a decapitare il cristianesimo privandolo dei suoi capi. Così, nel 259 il vescovo Fruttuoso e i suoi diaconi Augurio ed Eulogio vennero arrestati. Nello stesso anno Valeriano cadde in mano ai persiani e terminò i suoi giorni in prigionia. Il suo successore, suo figlio Gallieno, revocò gli editti persecutori. Il vescovo di Tarragona e i due diaconi vennero portati davanti al governatore Emiliano, il quale li interrogò sulle loro convinzioni e li invitò ad ottemperare all’obbligo di sacrificare agli dèi. Il magistrato spiegò loro quel che già sapevano: non si trattava di questione religiosa ma politica. Infatti, il diniego di sacrificare agli idoli implicava anche quello alla divinità dell’imperatore. Ma i tre rimasero fermi nelle loro posizioni. Allora vennero condannati al rogo. Durante il tragitto dal carcere al luogo dell’esecuzione anche i pagani, da cui i tre ecclesiastici erano stimati, dimostrarono dispiacere e ci fu chi arrivò a offrire loro una bevanda anestetica, che fu gentilmente ricusata. Ai cristiani che assistevano, Fruttuoso profetizzò che la persecuzione sarebbe cessata prestissimo. Infatti, come sappiamo, provvide il nuovo imperatore qualche mese dopo. I tre cristiani vennero legati ai pali e fu dato fuoco alle fascine ai loro piedi. Bruciatesi le corde, i tre morirono in ginocchio pregando.