Funari: la mia vita è appesa a un filo Ma intanto fa «Lo sbirro» su Odeon

Girerà una fiction in sei puntate scritte e prodotte da Pasquale Squitieri con Guerri, Nove e Veneziani

Forse è solo una sorta di scongiuro. La prima volta che Funari ha detto: «Sto per morire» l’Italia era ancora un Regno. Quindi è difficile dare retta al grido d’allarme numero venti o venticinque del sor Gianfranco, settantacinque anni portati con baldanza anche se con tendenza all’autocommiserazione. Come ben sanno Chiambretti, Cucuzza, Bonolis, Siani e tutti gli altri conduttori che nelle ultime settimane se lo sono visti piovere in trasmissione. Ben volentieri, bisogna aggiungere, perché una comparsata di Funari alza gli ascolti più di un argano.
Peccato che l’irrefrenabile smania di protagonismo sia foriera di sparate da far impallidire il barone di Munchhausen. Così anche ieri si è lasciato andare al solito piagnisteo, in un’intervista a Diva e donna in edicola oggi: «Credo che il cuore mi si sia spaccato non tanto per le sigarette, ma perché sono dieci anni che non lavoro... Sto per morire: i medici mi hanno detto che la mia vita è appesa a un filo: su cinque bypass, quattro mi si sono ostruiti». Un referto da brividi, che però, conoscendo il tipo, lascia sperare in una pura boutade delle sue.
In effetti tanto male non deve stare Funari, tutto sommato un gran simpaticone, se oltre agli innumerevoli passaggi tv, ha trovato il tempo di fare un calendario, con ogni probabilità vietato ai deboli di stomaco. Infatti se può essere discutibile l’istantanea sotto il simbolo delle Brigate rosse come novello Aldo Moro, il nudo integrale con la moglie Morena che gli versa un barattolo di pomodoro sulle parti intime deve essere al di là del bene e del male. Chi lo comprerà, per ammirare Funari con sigaro e occhiali griffati alla Ricucci, con la maglia numero 10 per ricordare Calciopoli o con cappio al collo e bombetta per evocare Roberto Calvi, farà comunque un’opera di bene: il ricavato andrà a sostegno della Onlus «Aiuto-Invalidi civili».
Come se non bastasse, l’iperattività di Funari trova un altro sbocco nel luogo a lui più congeniale, palchi tribunizi a parte: la tv. Macché conduzioni o ospitate, Funari debutterà come attore in una fiction, diretta nientemeno che da Pasquale Squitieri, in onda sul circuito Odeon nell’ottobre 2007. Titolo Lo sbirro, protagonista ovviamente lui, come ha fatto rumorosamente sapere ieri nella sede della Stampa Estera. «Fare lo sbirro? È stato facilissimo. Mio fratello era ufficiale dei Carabinieri. So tutto del dietro le quinte di un’indagine». Rincarando la dose, con la consueta modestia: «L’attore? L’ho sempre fatto, mi sono trovato a fare politica per caso». Squitieri non si è fatto pregare per tenergli bordone: «Ci hai tenuto nascosto per anni che sei il più grande attore in circolazione».
Scherzi a parte, questo Lo sbirro non dovrebbe essere male, stando agli autori che hanno scritto in collaborazione le sei puntate: Aldo Nove, Marcello Veneziani, Giordano Bruno Guerri, Augusto Caminito e lo stesso Squitieri. Incredibile ma vero, Funari per una volta si è astenuto.