«Il futuro dell’e-book? La letteratura vivrà solo in forma digitale»

Dal momento che nei megastore del libro cominciano ad apparire gli ebook reader in offerta speciale, messi in fila come nuovi navigatori dell’editoria digitale, forse era il caso di affrontare il tema in un grande evento internazionale, che racconti a che punto siamo in paesi come gli Stati Uniti, che nel mercato ebook presentano dati molto più confortanti dei nostri (un miliardo di dollari di mercato solo per il Kindle, lanciato nel 2007). Voluto dalla libreria online Bookrepublic e dal suo fondatore Marco Ferrario e da 4ITGroup (Milano, 3 febbraio, Hotel NHow), il workshop, rivolto a editori, librai, autori, agenti letterari e curiosi, vedrà tra gli ospiti Peter Brentley (The Digital Library Federation), Richard Nash di Cursor, Michael Shatzing, amministratore delegato di The Idea Logical Company, che gestisce dati per l’industria editoriale, ma anche Alessandro Piperno, che parlerà del ruolo dello scrittore in questa rivoluzione digitale. Tra i relatori, ci sono anche alcune giovani creativi, come il londinese Peter Collingridge che si è fatto notare con la applicazione pensata per il lancio ebook di La morte di Bunny Munro di Nick Cave, nel 2009 è stato classificato tra i 50 imprenditori inglesi di maggior talento innovativo con la sua compagnia Enhanced Editions. È a lui che abbiamo chiesto lumi sul futuro.
Mr Collingridge, in Italia il mercato degli ebook pare irrisorio: lo 0.5%. Qual è la situazione nel resto del mondo?
«Negli Stati Uniti siamo tra l’8 e il 10%, in Inghilterra più o meno alla metà. Ma molti titoli sorpassano di gran lunga queste quote, a seconda della promozione. Inoltre nel Regno Unito ad esempio Random House ha avuto nel 2010 una crescita ebook dell’800% e negli Stati Uniti si prevede che per il 2014/2015 le vendite di libri digitali saranno il 50% del totale. La velocità di crescita lascia gli editori stupefatti. Deve calcolare che il Regno Unito è indietro di circa 18 mesi rispetto agli Usa e il resto d’Europa ha circa un ritardo del doppio».
Ma l’ebook sarà solo un libro di carta che diventa digitale?
«Niente affatto. Una storia di carta che diventa digitale cambia completamente l’esperienza di lettura e il coinvolgimento nella storia stessa. Gli ebook che stiamo creando ad esempio sono implementati con gli audiolibri. Si passa da audio a video in sincrono: scendi in metrò e ascolti, poi ti siedi e leggi, poi risali e ascolti. Abbiamo aggiunto colonne sonore (quella di Bunny Munro è dello stesso Nick Cave, ovvio) e video, con letture dal libro e interviste. E inviamo ai lettori aggiornamenti continui e news su libro e autore».
A che cosa puntate?
«A integrare la lettura nelle vite digitali delle persone. Per ora gli ebook si leggono offline, così è difficile condividere con gli amici un passaggio che amiamo».
Quali saranno le innovazioni più competitive diciamo nel 2020?
«Vedo due tipologie: una somiglia al libro come lo conosciamo, l’altra è un “post-book”, cioè una serie di applicazioni, chessò, sulla cucina di Jamie Oliver o sul sistema solare. Ma sarei già contento se per il 2020 il libro fosse sopravvissuto. Oggi è sotto pressione da ogni lato, economico, creativo, dei diritti d’autore... Invece la digitalizzazione è la più grande opportunità dall’invenzione della stampa...»
L’innovazione basta a se stessa?
«Senza il marketing è una scommessa persa. Se l’editoria tradizionale può lasciare la promozione ai librai, quella digitale deve creare un dialogo diretto e di fiducia con i lettori. È la sfida del 2011».
A chi dice che gli ebook sono la morte del mercato editoriale che cosa risponde?
«Che è una sciocchezza. Quello digitale è il solo settore editoriale in crescita. E se gli mp3 non sono stati una manna per le aziende discografiche più miopi e avide, lo sono stati per la musica».
E la pirateria?
«È un fatto. Ma il solo modo per combatterla è fare ottimi prodotti a un prezzo accessibile nel formato preferito dal consumatore. Chi afferma che la soluzione sono le restrizioni, i prezzi alti o la bassa qualità si rimangerà tutto in meno di due anni».