Gaetano Catanoso

Terzo degli otto figli di un proprietario terriero di Chorio di San Lorenzo, nel 1889 entrò nel seminario di Reggio Calabria e ne uscì sacerdote nel 1902. Due anni dopo era parroco a Pentidattilo, paesino montano e poverissimo la cui quasi unica risorsa era l’emigrazione. Consacratosi alla riparazione dei peccati, nel 1918 si iscrisse alla francese (di Tours) Arciconfraternita del Volto Santo, di cui fondò una Pia Unione nel suo paese. Due anni dopo creò il foglio Il Volto Santo, che presto si diffuse nella penisola. Ma sia lui sia i suoi colleghi disseminati nell’Aspromonte avevano bisogno di aiuto. Suore, insomma, che provvedessero a catechismo, scuole, orfani eccetera. Chiese in giro ma i vari istituti declinarono: troppo disagiate le condizioni di quelle zone. Nel 1921 divenne parroco a Reggio, a Santa Maria della Candelora, e cominciò con le missioni popolari contro la bestemmia e il non rispetto dei giorni festivi. Fino al 1950 fu anche confessore di vari conventi e monasteri, cappellano nel carcere, nell’ospedale, direttore spirituale del seminario. Nel 1934 diede vita alla sua opera maggiore, la congregazione delle suore Veroniche del Volto Santo, che avrebbero dovuto occuparsi di quei famosi compiti “disagiati” di cui si è detto. Nel 1940 fu nominato canonico e sostituito in parrocchia dal fratello don Pasqualino. Ma ebbe i guai suoi, perché il vescovo lo destituì (e poi lo reintegrò). Il suo ultimo progetto, il santuario del Volto Santo, partì nel 1953 ma non riuscì a vederlo finito perché morì nel 1963. Quel santuario fu completato solo nel 1972.
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