Galiazzo: «Cerco ragazza a cui regalare il mio oro»

Domani gli Europei, poi Pechino: l’arciere azzurro che vinse ad Atene torna alla ribalta. «È cambiato poco, sono ancora timido»

Il perito tecnico Marco Galiazzo ha una sola certezza: se dovesse rivincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino non cambierebbe la sua Seat. «Perché farlo? Va così bene». La vettura, per la verità sportiveggiante, fu comprata con i soldi figli della fama a tempo determinato che il mondo concede agli sport minori. Due mesi al centro dell’attenzione, molti bene, bravo, bis, quindi prego, il dimenticatoio è da quella parte. Il perito tecnico Marco Galiazzo, che ad Atene, il 19 luglio del 2004, regalò all’Italia il primo oro nell’arco, non ha il fascino fiabesco di Robin Hood e nemmeno la faccia da tre metri sopra il cielo di Aldo Montano. Però è uno vero, uno sincero. «Fidanzato io? Macché. Io conoscere una velina come successo ad Aldo? Macché. Io sono un po’ impacciato e da Atene in poi è cambiato poco», spiega con la timidezza di un Cupìdo che non fa mai centro su se stesso.
Donne a parte, dopo Atene com’è cambiata la sua vita?
«Sono entrato in Aeronautica. È stato un bene, questo mi ha dato la serenità per allenarmi in vista di Pechino e ha trasformato l’arco in un lavoro».
Quindi lo sport le permette di vivere.
«Non lo sport, l’Aeronautica».
Però il premio olimpico, quell’auto comprata dopo Atene, lo sconto...
«Quale sconto? Mi applicarono il margine che praticavano a tutti. Semmai, l’unico vantaggio fu che mi diedero l’auto in esposizione senza dover aspettare settimane».
Prova un po’ di fastidio pensando alla bella vita dei calciatori?
«Certo. Ma non per loro o per il calcio, bensì per tutta la fatica che facciamo noi degli sport minori, senza che mai questi sforzi vengano premiati come in altre discipline. Sì, questo mi urta».
I calciatori incassano milioni, scusi, lei con le frecce quanto...
«Lo stipendio dell’Aeronautica, i premi del club olimpico; mi pagano anche le spese delle trasferte e ricevo un gettone per ogni giorno via».
Sì, ma il totale?
«Mai fatto, non saprei».
Non vale neppure la pena far di conto?
«Oddio, tutto aiuta, in fondo va già bene che non ci tocca pagare le trasferte».
E la fidanzata invocata dopo Atene? È ancora single?
«Ovvio».
Ovvio perché?
«Se tra raduni e gare stai via tre settimane al mese, è difficile trovare una ragazza».
Neppure un pilota di F1 resta così tanto fuori.
«Eppure è così: un nostro torneo può durare anche oltre una settimana; e ne abbiamo un paio al mese. Insomma, c’è molto da lavorare, c’è Pechino, però mi sento pronto».
Aldo Montano, schermidore, sport minore, dopo Atene non solo trovò la fidanzata, ma pure Manuela Arcuri.
«Se non fosse stato ospite di una trasmissione tv non l’avrebbe conosciuta».
Invidia?
«Sono un ragazzo riservato: una donna dello spettacolo non è più attraente della ragazza del bar sotto casa. Dipende com’è la persona, questo solo conta. Semmai, devo imparare alla svelta ad essere un po’ meno timido».
Dopo l’oro di Atene che cosa ha imparato?
«Ho capito che certi sport esistono per un po’, quindi scompaiono da giornali e tv. All’estero non è così. Qui un quotidiano sportivo dedica 29 pagine su 30 al calcio e poco importa se quella domenica uno con l’arco ha vinto il titolo mondiale o europeo. In Francia, in prima pagina va l’arciere, qui la partita della domenica».
Però il calcio in Italia...
«Il calcio c’è anche in Germania, in Inghilterra, eppure in quei Paesi avverto maggior attenzione per le discipline diverse. A volte mi accorgo di essere più conosciuto là che in Italia. A proposito: domani ci sono i campionati europei di tiro con l’arco a Torino. Sarebbe bello se venisse tanta gente, potrebbe appassionarsi all’arco».
Quasi uno spot...
«Ne ho approfittato, sport minore, sia comprensivo».