Galileo: dalle stalle alle stelle

Fa discutere la decisione della Commissione europea di usare parte del budget comunitario previsto per le attività agricole per far ripartire il progetto Galileo

Fra ritardi, liti e ostacoli, il sistema satellitare Europeo Galileo potrebbe ricevere una boccata d’ossigeno dall’agricoltura, dopo che le aziende private hanno deciso all’inizio di quest’anno di non finanziare i due terzi della somma necessaria alla prosecuzione del progetto, lasciando un buco da 3,4 miliardi di euro e non rispettando la scadenza prevista per il maggio 2007.

La Commissione europea, che aveva già previsto di investire un miliardo di euro, potrebbe trovare i soldi che mancano con una parte del budget per le attività agricole, usando 2,1 miliardi di euro fra i fondi inutilizzati (che dovrebbero di norma essere restituiti agli stati membri) più altri 300 milioni di euro riassegnati dal bilancio per la ricerca scientifica. In questo modo, senza lasciare a bocca asciutta le mucche europee destinatarie di parte dei fondi agricoli, si potrebbero raggiungere i 2,4 miliardi di euro richiesti per finanziare Galileo.

Ma le differenze di posizioni fra gli stati membri potrebbero compromettere i piani dell’Unione di mettere in salvo lo sfortunato Gps europeo. Da un lato la decisione di foraggiare Galileo è sostenuta da Francia, Italia e Spagna; dall’altro è fortemente contrastata dall’Inghilterra, da sempre euroscettica, cui si è aggiunta anche la Germania, che in passato si è sempre schierata a favore dei grandi progetti continentali. Agli oppositori non piace per niente che si debba ricorrere al denaro dei contribuenti per finanziare la costellazione di satelliti, creando un pericoloso precedente. D’altro canto, il sondaggio “Eurobarometro”, condotto nel mese di maggio per conto della Commissione europea dalla società di analisi The Gallup Organization, conferma che il 63% degli Europei sarebbe favorevole all’uso di denaro pubblico per finanziare l’ambizioso progetto. E non è neanche vero che i privati abbiano definitivamente gettato la spugna.

Il quotidiano tedesco Handelsblatt riporta che l’operatore satellitare Eutelsat ha intenzione di acquistare una partecipazione all’interno del sistema di geolocalizzazione satellitare europeo. Eutelsat sarebbe in grado di fornire una flotta di 26 satelliti a Galileo, senza pretendere un ruolo di leader all’interno del sistema ma con il solo scopo di “partecipare attivamente per evitare nuovi ritardi”.

La corsa verso lo spazio
Il progetto Galileo fu concepito sette anni fa come risposta europea al Gps americano, e per eliminare la dipendenza da quest’ultimo, che potrebbe essere disattivato in qualsiasi momento dal governo statunitense per motivi bellici o di sicurezza. Inoltre, la rete satellitare Galileo sarà in grado di fornire una precisione nella localizzazione dell’ordine del metro, contro i 5-10 metri garantiti dal Gps. Galileo rappresenta anche un’opportunità strategica, essendo il progetto tecnologico congiunto più ambizioso e di maggiori dimensioni mai intrapreso dall’Europa.

Secondo le stime, il costo totale del progetto si aggira attorno ai 3,2-3,4 miliardi di euro, che potrebbero lievitare fino a 10 miliardi a causa dei ritardi. Ma anche in questa eventualità, secondo i suoi sostenitori, il gioco varrebbe la candela. Una volta a regime, Galileo potrebbe fruttare oltre 9 miliardi all’anno, oltre a consentire la creazione di 150 mila nuovi posti di lavoro.

In ogni caso il sistema satellitare Galileo non sarà in orbita prima del 2013, anziché nel 2008, come era stato inizialmente previsto. Con un ritardo imbarazzante rispetto ai programmi iniziali, solo uno dei satelliti Galileo, Giove-A, è stato lanciato dalla fine del 2005. Un secondo satellite, Giove-B, che doveva entrare in orbita nell’autunno 2006, è rimasto a terra per problemi tecnici. Il nuovo tentativo di lancio, dopo essere stato posticipato al prossimo dicembre, è stato ulteriormente slittato in avanti di altri di tre mesi.

 

> L’Oriente non sta alla finestra
Mentre Galileo rantola, gli non stanno a guardare. I russi possono già contare su sette satelliti in funzione dei 19 che compongono attualmente il sistema Glonass. Altri sei satelliti dovrebbero entrare in funzione entro la fine dell’anno. La rete completa, costituita da 24 satelliti, sarà pronta entro il 2011.
I cinesi stanno lavorando febbrilmente alla realizzazione del “Compass Navigation Satellite System”, con l’intenzione di garantire una copertura globale attraverso una costellazione di 30 satelliti. Già entro il 2008 saranno in grado di coprire l’intera Cina e parte degli stati confinanti.
L’India sta realizzando il proprio sistema di posizionamento satellitare, l’Indian Remote Navigation Satellite System (Irnss), che dovrebbe essere costituito da una rete di sette satelliti per coprire il territorio indiano e dintorni. Il primo lancio avrà luogo entro il 2010, e l’intera rete potrebbe essere in piedi entro il 2012, bagnando il naso agli Europei.
Anche gli americani dal canto loro, stanno mettendo a punto una versione più accurata del Gps, che sarà pronta prima del 2013.

 

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