Il Gattopardo in nero: "Ah, ci fosse Mussolini..."

Escono le lettere all'amico Erede mai pubblicate Dove lo scrittore si sbilancia a favore del Duce

di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Londra, 29 maggio

Caro Erede, sono qui da tre giorni. Superbamente alloggiato, squisitamente nutrito, perennemente trasportato in automobile. Fo la vera vita del pescecane. Non puoi immaginare che cosa è di vorticoso e di tremendo e di affascinante Londra. Un piacevolissimo inferno.

Tanti cari saluti

Tuo G. Tomasi

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25 luglio

Caro Erede, eccomi finalmente a Parigi. Quindi se vuoi rispondermi sei libero. Parigi delizioso. Ma in istato di bolscevismo latente. Sembra l'Italia del '19. Stamane un corteo comunista è sfilato nel quartiere delle banche, mentre esigevo un modesto cheque con grida di abbasso, minaccie e pietre. E nessuno reagiva. Ah! Mussolini!

Sarò in Italia in settembre ma per pochi giorni, perché proseguirò con mia madre per l'Austria.

Dopo accurate osservazioni compiute a Londra, Bruxelles, Anversa e qui sono in grado di annunziarti gli immensi progressi della pederastia. Se continua di questo passo fra cento anni un uomo che avrà commercio carnale con una donna sarà un pezzo da museo. A scanso di equivoci ti fo sapere che la Mimì della quale accennavo nella mia da Bruxelles, dopo accurate ed approfondite indagini, è risultata di sesso indubbiamente femminile. Qui è molto interessante l'esposizione delle arti decorative. Si direbbe che l'arte moderna ha finalmente trovato la sua via. Ci sono in fatto di architettura e mobilio molte cose stranamente belle. Ma anche questo, come le dimostrazioni e la pederastia, è sintomo di bolscevismo. Che l'Italia non è bolscevica affatto si vede dal suo orrendo padiglione in stile classico con una interminabile iscrizione latina (per apprezzare l'orrore della cosa pensa che l'esposizione è fatta apposta con programma quasi futurista). Meno male che ci sono Bottecchia e Ascari.

Tante cose affettuose

G. Tomasi

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Bolzano, Hôtel Stiegl

Erede illustrissimo, voglio sperare che a quest'ora il mio articolo ti sia già stato recapitato. Esso era bell'e finito sin dalla fine di agosto. Ma dato che la tua cartolina giunse a Digione quando io ero già ripartito, e poi mi inseguì attraverso varie città, finché mi raggiunse qui, vi è stato un ritardo di circa due settimane.

Nel caso che esso venisse pubblicato, vorrei sapere se ne vogliono altri e quando. Dico questo non per una maligna mania di vedere sempre il mio nome stampato ma per conoscere da prima quando il lavoro dovrà esser pronto, in modo da esser costretto a lavorare ché altrimenti non farò mai nulla. E tu col tuo tatto insuperabile, potrai anche toccare la questione della retribuzione. Non che io creda che i miei articoli valgano qualche cosa di più di un pacchetto di Macedonia ma perché mi darebbe grande soddisfazione guadagnare seppure dieci lire all'anno per conto mio. Ma se questo non è l'uso non parliamone più.

Dopo esser partito da Londra, ai primi di agosto, ho peregrinato in lungo per la Francia vedendo ovunque bellissime cose e assaporando dell'ottima cucina e qualche donnetta che, per non essere eteree e irraggiungibili, come quelle di cui parla il mio Yeats, non erano per questo meno gradevoli. Ma tutte queste distrazioni hanno grandemente rattristato la mia borsa; cosicché ora mi trovo qui, luogo ad un tempo piacevole ed economico, dove sono intento alla mia deflazione monetaria privata. Secondo i miei calcoli la stabilizzazione della mia lira sarà compiuta verso il 10 di ottobre, data alla quale ricomincerò a navigare.

I miei sono a Montecatini ma fra poco partiranno non so se per Venezia o per qui. Se verranno qui, naturalmente, la mia convalescenza monetaria sarà più rapida e allora forse andrò anch'io a Venezia ad ammirare gli estremi bagliori della illustre stagione settembrina. Il tempo qui è mostruosamente bello e caldo e davvero eccezionale. Naturalmente della cravatta londinese non se n'è fatto nulla; ma quando potrò narrarti o scriverti le straordinarie avventure occorsemi fra la partenza di Rolandi Ricci e la mia da Londra sono sicuro che mi avrai per scusato.

I miei rispetti ai tuoi ed a te

G. Tomasi

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28 maggio 1927, Palermo

Ca ro Erede,

sono stato molto lieto di ricevere la tua lettera che annunzia tante cose interessanti. Vedo che presto saremo costretti ad espellerti dall'antichissimo e glorioso ordine dei Celibi. Vigliacco! Ti sposi per non pagare la tassa!

Ti invidio molto per la tua gita nel Grappa; io non conosco questa illustre montagna altro che di vista per averla ammirata mentre fumava, lampeggiava e tuonava dall'altra parte di Val Brenta dai primi di novembre ai primi di dicembre '17; in questi ultimi giorni però credo che il più interessante spettacolo pirotecnico lo offrissimo noi, dalla Meletta.

Ti sarai anche dilettato nella adorabile Vicenza, la cui luce, la cui aria e la bellezza della case e la sporcizia dell'albergo sono assolutamente inconfondibili; e di gran lunga la più soave città d'Italia; vivervi e morirci dev'essere una delizia senza pari. (Ciò sia detto a titolo puramente letterario: io preferirei vivere a Londra e morire in nessuna parte).

Mantova è davvero troppo malinconica. E le zanzare troppo frequenti. Ma andrai a visitare il palazzo di Isabella, non più squallido come nelle prime pagine di Forse che sì forse che no e ti sarai fermato ivi nella sola rotonda con la volta notturna affrescata da Giulio Romano, dove dev'essere così dolce starsene a letto con una donna che ne valga la pena, paragonando la bellezza delle nudità di lei a quelle delle Dee ignude del soffitto.

Sono lieto che tu ti stia dedicando a un fruttuoso cambio di occupazione. Cosa sono questi cantieri meridionali? Napoli, Castellammare, o Palermo? Non mi sembra ve ne siano altri. Io se tutto va come prevedo, sarò a Genova sabato venturo 4 giugno. Mi ci fermerò sino all'indomani mattina e forse anche la domenica seguente tanto per non mancare alla vecchia abitudine di passare a Genova le date solenni (il 5 è lo Statuto). Poi partirò direttamente per Londra.

Arrivederci a presto. Preciserò.

Tanti cari saluti e ossequi ai tuoi.

G. Tomasi