La guardia svizzera, da cinque secoli al servizio del Papa

Il 22 gennaio 1505 entravano a Roma 150 fanti elvetici, per costituire la guardia del corpo del Pontefice. Da allora hanno sempre provveduto alla sicurezza del Santo Padre, sacrifandosi in massa nel 1527 per proteggerne la vita

Dopo cinque secoli al servizio del papa sono ormai entrati di diritto nel «panorama» romano, con la loro alabarda ma soprattutto la divisa rossa, blu e ocra. Foggia e colori di chiaro stampo rinascimentale, tanto da essere erroneamente attribuiti a Michelangelo, mentre in realtà furono ideati appena un secolo fa e su disegni di Raffaello. Nessuno sa infatti com'erano vestiti i primi fanti arrivati dai cantoni tedeschi della Svizzera il 22 gennaio 1506, chiamati dal pontefice come guardia personale. Invito raccolto con entusiasmo, vista la fame che attanagliava quelle terre ora diventate invece sinonimo di ricchezza.

L'attuale confederazione infatti nel medioevo era una delle aree più povere dell'intera Europa. L'economia infatti si basava esclusivamente sull'agricoltura, assai avara di frutti in quelle aspre valli. Così l'alternativa all'inedia era arruolarsi in qualche banda mercenaria, ma con una caratteristica che rendeva i fanti svizzeri diversi da tutti gli altri: la fedeltà. Una volta firmato l'ingaggio, niente e nessuno li avrebbe portati a tradirlo. I soldati svizzeri si erano fatti le ossa a partire dalla fine del Duecento nelle estenuanti battaglie con gli ingombranti vicini austriaci. Un'epopea durata quasi cento anni, che ebbe il suo più famoso eroe in Guglielmo Tell, personaggio a metà tra realtà e leggenda.

Una dura lotta che aveva forgiato questi soldati impavidi, che vennero ben presto ingaggiati dai vari sovrani europei per combattere le loro guerre. Dimostrando sempre, oltre che una notevole abilità militare, anche una incrollabile fedeltà nei confronti del signore che li aveva assoldati. Così nel corso del Quattrocento molti principi e monarchi presero l'abitudine di servirsene come guardia del corpo. Compreso nel 1480 re Luigi XI di Francia che era solito avere intorno a se un corpo selezionato di 100 fanti, subito chiamati i «Cent Suisses». Una scelta che colpì il papa Sisto IV che nel 1479 prese i primi contatti con la Confederazione per reclutare mercenari elvetici.

Il loro arruolamento avvenne però solo sette anni dopo, il 22 gennaio 1506, quando Giulio II fece arrivare a Roma 150 alabarde con il compito esclusivo di proteggere la sua persona. In quel periodo Michelangelo era stato chiamato dal pontefice per realizzare il suo monumento funebre e questo generò il famoso equivoco delle divise disegnata dal maestro toscano. L'eroismo e la fedeltà delle guardie svizzere fu ben presto messo alla prova: il 6 maggio del 1927, sulla città eterna piombarono le milizie di Carlo V che la misero a ferro e fuoco. I fanti elvetici difesero papa Clemente VII fino all'estremo sacrificio: su 189 se ne salvarono solo 42, cioè la piccola unità che accompagnò il pontefice a castel Sant'Angelo. Da allora la loro figura fu indissolubilmente legata a quella del pontefice, attorno al quale si strinsero anche dopo la breccia di porta Pia.

Il corpo fu riformato nel 1914 quando Pio X decise di fissarne il numero a 100 più sei ufficiali, compreso il comandante, Jules Repond che quello stesso anno ridisegnò la storica uniforme. Basandosi sui progetti di Raffaello e non, come vuole la leggenda di Michelangelo. Scegliendo appunto come colori il blu e il giallo, lo stemma di Giulio II, e il rosso, presente nello blasone di Clemente VII. In testa un basco nero, oppure il «morrione», elmo dalla foggia antica, abbinato a una corazza del XVII secolo, sfoggiata ma solo nelle grandi occasioni. La sgargiante divisa viene alternata con una più pratica tenuta da lavoro: pantaloni e casacca di colore blu e basco nero. Il numero degli svizzeri variò sensibilmente solo durante la Seconda guerra mondiale, quando fu provvisoriamente portato a 300. Mentre attualmente sono in servizio in 110: 78 alabardieri, un vice caporale, un caporale, un sergente, un sergente maggiore, due capitani, un maggiore, due tenenti colonnelli, compreso il cappellano, e un colonnello, comandante del corpo.

Praticamente invariate da secoli i requisiti di arruolamento: sesso maschile, cittadinanza svizzera, fede cattolica, servizio militare nell'Esercito elvetico con relativo certificato di buona condotta. E ancora: età compresa tra 18 e 30 anni, altezza non inferiore a 174 centimetri, celibe (il matrimonio è ammesso compiuti i 25 anni, dopo tre di servizio e solo per sottufficiali ufficiali) e certificato di capacità professionale o una maturità medio-superiore. Gli svizzeri sono ancora oggi impegnati nel controllo degli accessi, nel servizio di sicurezza guardia e protezione di persone, nei servizi d'Onore durante udienze, ricevimenti e messe. Il corpo deve poi monitorare continuamente la sicurezza del Santo Padre e la sua residenza, accompagnarlo durante i suoi viaggi e proteggere il Collegio dei Cardinali quando la Sede Apostolica è vacante.

L'ingresso delle nuove reclute avviene ogni anno il 6 maggio, in ricordo appunto del sacrificio del corpo durante il sacco di Roma. In particolare nel 2003, rompendo un secolare tradizione, prestò giuramento la prima guardia svizzera di pelle scura: Dhani Bachmann, 22 anni, di origini indiane che prestò servizio soltanto per qualche anno. Attualmente si è aperto il dibattito se far accedere anche le donne. Il 5 maggio 2009 il comandante in carica Daniel Rudolf Anrig si dichiarò favorevole all'arruolamento di «alabardiere», contraddicendo il suo predecessore, Elmar Theodor Mäder, assolutamente contrario. Ma si sa che le decisione in un istituto millenario come la Chiesa, vengono solitamente prese con grande cautela, per cui passerà ancora molto tempo prima che alle porte della stato Vaticano possa montare la guardia una «svizzera».