Gb, nel 2060 potenza grazie agli immigrati

Crescita boom della popolazione in Gran Bretagna: da 61 a 77 milioni. In Germania gli abitanti saranno 12 milioni in meno. Italiani costanti a quota 59 milioni

Lo chiamiamo il Vecchio continente. Fino a oggi, un modo per distinguerlo dal Nuovo mondo scoperto da Cristoforo Colombo. Da domani sarà un modo per dire che è popolato prevalentemente da persone con più di 65 anni. Il continente vecchio. È l’Europa del 2060, fatta di anziani. E non europei, la nostra risorsa per non scomparire dagli Atlanti.

Secondo quanto rilevato da Eurostat, l’ufficio statistico europeo, circa il futuro andamento demografico dell’Europa, sarà solo grazie agli immigrati se il nostro continente sarà ancora popolato, se non popoloso. Almeno fino al 2035. Fino a quella data i flussi migratori, che porteranno nei Paesi dell’Ue 60 milioni di persone equilibrerà l’aumento costante dei decessi rispetto alle nascite, con i morti che nel 2015 supereranno in numero i bambini nati. Dunque, saldo migratorio positivo fino al 2035 e poi un progressivo decremento demografico. Il risultato? Da qui al 2035 gli europei cresceranno da 495 a 521 milioni di abitanti. Nei 25 anni successivi, invece, ci sarà un calo inarrestabile, fino ad arrivare a 506 milioni di persone.

Naturalmente sempre più anziane. Nel 2060 la Gran Bretagna, che oggi conta circa 61 milioni di abitanti, balzerà a 77 milioni, diventando così il Paese più grande dell’Ue. A segnare l’incremento (oltre il 25%) saranno soprattutto gli immigrati, soprattutto indiani e pakistani.
La percentuale di crescita che metterà il Regno Unito in coda solo a Cipro (66%), Irlanda (53%), Lussemburgo (52%) e Spagna (30%). Dal punto di vista demografico risulteranno paganti anche le politiche francesi a favore della famiglia e delle donne che lavorano: la popolazione in Francia salirà dagli attuali 60 a 72 milioni di persone nel 2060. Il vero capitombolo demografico lo farà la Germania, attualmente il Paese più popoloso dell’Ue, con oltre 82 milioni di cittadini sul suo territorio, e che ne perderà circa 12. Anche qui, una diretta conseguenza delle politiche migratorie, restrittive, e del basso tasso di natalità. Ma c’è anche chi quasi scompare, si fa per dire. Sono i bulgari, lettoni, lituani e romeni, che perdono rispettivamente quasi il 30% dei cittadini. Che spesso «spariranno» dai loro Paesi per rimaterializzarsi nei nostri. In mezzo, tra chi cresce e chi cala, l’Italia, dove la popolazione resta sostanzialmente invariata, da 58 a 59 milioni.

E poi c’è l’invecchiamento. Attualmente nell’Ue si contano quattro persone in età lavorativa ogni abitante con più di 65 anni, ma dal 2060 il rapporto sarà di 2 a 1. L’evoluzione avrà effetti disastrosi sul nostro sistema previdenziale. Tanto che qualcuno ha paragonato il fenomeno alle catastrofi naturali. «Con il cambiamento climatico e la globalizzazione - ha detto Amelia Torres, portavoce dei Eurostat - l’invecchiamento della popolazione è una delle principali sfide per l’Europa».