Generazione CONNESSA

Marco ha 37 amici online che non ha mai incontrato. Li vede ogni giorno quando accende il suo computer. Ogni pomeriggio gli fanno compagnia, tra un compito e l'altro, tra una merenda e un pranzo. Il tempo di lasciare lo zaino in cameretta e riprende contatto con il suo mondo virtuale. Il suo nick name è la sua identità, è lo specchio, è come vuole che gli altri lo vedano.
Anna, 17 anni, ammette di non poter uscire di casa senza il suo cellulare. «Mi prenderebbe una crisi di panico, una volta stavo andando a scuola quando mi sono accorta di averlo lasciato a casa. Sono tornata indietro di corsa, quando sono entrata in classe la campanella era già suonata da dieci minuti. Ma è più forte di me. L'idea di non essere raggiungibile mi mette angoscia».
Claudia, 19 anni, ha un blog. È il suo spazio nel mondo virtuale, lì racconta tutto di sé, come un diario da condividere. Scrive le sue impressioni, le sue idee politiche, ogni giorno riceve una decina di commenti, gente che legge e interagisce con lei. «Ho iniziato un po' per curiosità, mio fratello ne aveva uno, e oggi lo aggiorno in continuazione. Faccio una vacanza e sento subito l'input di raccontare, di condividere con gli altri».
GENERAZIONE CONNECTED
È la generazione connected che cresce. Sono i ragazzi nati negli anni novanta, quando in casa di mamma e papà esisteva già un pc, cresciuti con le favole della Disney da guardare sul divano in dvd, che hanno sfidato i cuginetti alla playstation, che per Natale e per il compleanno chiedono il cellulare, l'ipod, l'itouch. Sono gli adolescenti multi connected, quelli che attraverso la tecnologia, hanno rivoluzionato il modo di comunicare, di interagire, di socializzare. Internet, posta elettronica, messaggistica istantanea, Tv via cavo, MP3, webcam, console portatili per videogiochi, sono più di semplici tecnologie, sono stili di vita che si condividono, che diventano parte di sé, che formano la personalità. Uno studio globale condotto da Microsoft, Mtv Enickelodeon, analizza per la prima volta il rapporto dei giovani con le tecnologie digitali. Dalle interviste (18mila ragazzi di 16 Paesi di tutto il mondo) è emerso che le tecnologie hanno consentito ai giovani di avere relazioni di amicizia più numerose e più strette grazie alla connettività costante.
«È sorprendente l'atteggiamento che le nuove generazioni hanno nei riguardi delle nuove forme di comunicazione. Le nuove formule, le nuove parole, i nuovi concetti e i mezzi di interazione sociale non tendono a sostituire quelli del passato, ma ad affiancarli per aumentare esponenzialmente la capacità di comunicare - dice David Brain, manager di Edelman, la più grande agenzia di pubbliche relazioni -. I ragazzi sanno bene che “bloggerare” non può sostituire la cena con gli amici, ma la completa». Ma non solo: si sta compiendo una rivoluzione su tutti i fronti, le aziende, i loro marchi si sono avvicinati alle esigenze dei consumatori e non viceversa. Il pubblico stesso è cambiato, interagisce, non resta passivo, ma ha sviluppato un senso critico sempre più fine. «Il grande processo di evoluzione dei sistemi di comunicazione è avvenuto dopo il ventesimo secolo. Prima di allora tutto era immobile, tutto è rimasto per decenni uguale a se stesso. Poi il 2001 è stato l'anno all'insegna dell'interazione, il 2005 con il lancio del web 2.0 il cambiamento è avvenuto all'insegna del dialogo, per il 2010 ci aspettiamo che la chiave di tutto sia la conversazione, istantanea e spontanea». Nell'ultimo semestre Messenger è cresciuto del 12 per cento e ha superato gli undici milioni di utenti. E la piattaforma Windows Live Spaces, con 5 milioni di utenti unici, oltre 205 milioni di pagine visitate e una media di ben 36 minuti spesi per persona, è al primo posto nella classifica delle member communities.
GLI ALBORI DEL NUOVO MONDO
È passato davvero tanto tempo. Le prime connessioni erano un esercizio di pazienza. Il modem che gracchiava e lanciava striduli segnali di fatica. Le pagine web si aprivano con una lentezza snervante. Non c'erano comunità, ma il viaggio solitario all'interno di un mondo sconosciuto. Il futuro erano spazi immensi da immaginare, il presente un atto di fede. E contro Internet si ergeva un esercito di scettici, tutti quelli che si credevano svezzati a qualsiasi novità. Era solo ieri ma era un altro mondo. La grande rete viveva di frammenti, un'overdose di notizie, informazioni, lasciate cadere e accumulate in modo casuale. Un caos dove era difficile orientarsi, dove falso e vero erano confusi, indistinti. «Ora - racconta Brain - qualcosa sta cambiando. Il futuro è la narrazione. È quasi un ritorno ai classici, all'agorà greca, ai racconti accanto al fuoco come ai tempi dell'Iliade e dell'Odissea. L'era del dialogo ha bisogno di cantastorie, di qualcuno che prenda la massa indistinta di informazioni e tessa la trama di un racconto. Il narratore deve conquistarsi la fiducia del suo pubblico. La generazione «connessa» non vuole dialogare con la folla sconosciuta, ma cerca un volto, un amico, una comunità. Il popolo della rete cerca l'aggregazione. La nuova parola d'ordine è «fiducia». La Edelman ogni anno presenta il «barometro della fiducia», un sondaggio tra 3.100 opinion leader di 18 Paesi. Le figure più affidabili sono gli accademici e gli esperti, mentre c'è molto scetticismo nei confronti della pubblicità e dei testimonial vip. Ma l'aspetto più interessante è che cresce la fiducia verso le persone di pari livello: «la gente come me». E i blog battono in credibilità le aziende. «I vertici aziendali - dice Brain - dovrebbero confrontarsi di più con i propri clienti. Non sorprende che le aziende svedesi e tedesche siano considerate le più affidabili. Sono quelle che hanno puntato su programmi di responsabilità sociale apprezzati in tutto il mondo. I consumatori hanno voglia di “conversare” con le aziende, non di essere bersagliati da messaggi a senso unico. Nel primo caso cresce il loro livello di fiducia, nel secondo aumenta la diffidenza. Il caso di governi e istituzioni è emblematico».
Questa generazione «connessa» crede nel passaparola, nei miti della propria comunità, nei consigli degli amici. È cresciuta senza figure di riferimento forti e ora si mostra scettica verso ciò che arriva dal cielo e dai grandi. È disorientata e in cerca di un'identità. È la generazione nata al tramonto del Novecento. Non ha visto muri cadere, ma solo le macerie del nulla. Il primo orizzonte è stato per anni lo schermo di una televisione. È cresciuta senza padri e senza maestri, senza ideologie e religioni, senza passato e senza speranze, in un relativismo di valori dove tutte le morali sono inutili. Ma ora è pronta a navigare. Vuole conoscere e conoscersi, vuole il dialogo, vuole la comunità, la storia, la memoria. Connettersi significa vivere. Se sei spento non esisti.