Gentile, come il suo nome

Così Michelangelo definì lo squisito pittore quattrocentesco cui Fabriano, sua città natale, dedica ora una grande rassegna

«Michelagnolo...parlando di Gentile usava dire che nel dipignere aveva avuto la mano simile al nome». Così Giorgio Vasari, nelle sue Vite del 1568, tramanda ai posteri il giudizio di Michelangelo su questo prezioso pittore nato a Fabriano intorno al 1380 e morto a Roma nell’autunno del 1427. Un maestro dalla linea fluente e dai toni raffinati, che segna il passaggio dal gotico internazionale al Rinascimento. A dedicargli una grande mostra è la città natale, dove, allo Spedale di Santa Maria del Buon Gesù, sono riunite centoventi opere tra dipinti, disegni, miniature ed altro. Trentadue di Gentile, un gran numero considerato il ristretto catalogo, il resto di contemporanei, toscani e lombardi, da Masaccio e Masolino a Jacobello del Fiore, sino a pittori umbri e marchigiani influenzati da Gentile.
Sette sezioni ripercorrono vita e attività di questo maestro di Fabriano, i cui esordi misteriosi sembrano lombardi, e sul quale si discute: è tardogotico o rinascimentale? C’è chi punta sulla sua affascinante cultura gotica di corte e chi invece vi vede caratteristiche tipiche del primo Rinascimento, come la nuova attenzione alla natura e al paesaggio. E chi concilia le due tendenze individuando il vero Rinascimento di Gentile in una profondità spaziale creata, non con la prospettiva fiorentina, ma col colore intriso di luce e atmosfera.
Gentile non è certo un pittore attardato, ma un originale maestro, abilissimo nelle tecniche, legato al mondo fiabesco e cortese, ma sensibile ai tempi nuovi, come raccontano le sue tavole e, con più libertà, predelle e piccoli scomparti di polittici. Figlio di Niccolò di Giovanni di Massio, mercante marchigiano di stoffe, Gentile ha la fortuna di godere della protezione del signore di Fabriano Chiavello Chiavelli, condottiero del duca di Milano Giangaleazzo Visconti. Ed è proprio in Lombardia che Gentile si forma, in una fiorente bottega artistica, dove impara a dipingere, a lavorare l’oro, a usare vernici capaci di trasformare un dipinto in una pagina magica. Studia i tessuti, di seta, di lana, di broccato e li ricrea sulle tavole con la loro materia densa e ricca. Osserva i gioielli e le oreficerie arrivati dalla Francia e li imita mettendoli in rilievo su santi, madonne e angeli, che vivono già nel clima del naturalismo lombardo. La Madonna col Bambino in gloria tra san Francesco e santa Chiara, una delle prime opere, del 1390-1395, destinata a un convento pavese, unisce a un vistoso fondo oro intriso di luce e sottilmente lavorato, un delicato realismo nei volti, di stampo lombardo. E, come questa, altre Madonne raccontano quanto Gentile abbia imparato dai pittori e miniatori lombardi e pavesi. Dicono anche quanto questa scia di oro filato e colore si sviluppi nel tempo germogliando in un «altro» Rinascimento, quello lombardo-veneto, che passerà nei Bellini per giungere ai grandi maestri del Cinquecento.
Venezia è un’altra tappa fondamentale nell’evoluzione del pittore. Nel 1408 è infatti documentata la sua presenza nella città lagunare, dove apre una grande bottega e realizza bellissimi affreschi, oggi perduti, in Palazzo ducale. Tra i dipinti realizzati in quel periodo, spicca il Polittico di Valle Romita, commissionato da Chiavello Chiavelli di Fabriano, firmato e realizzato tra il 1404-1405. Si tratta di un’opera maestosa a fondo oro, con cuspidi gotiche in cui si articolano scene vivaci e figure espressive. Conservato nella Pinacoteca milanese di Brera, è esposto accanto ad altri capolavori come la Madonna col Bambino e due angeli arrivata da Tulsa in Oklahoma.
L’attività continua a Brescia con tavole e affreschi, sino al ritorno nel 1420 a Fabriano, dove Gentile lascia tracce su molti pittori locali, ben rappresentati in mostra. Presto il pittore, ormai famoso, si trasferisce con i numerosi collaboratori, a Firenze, dove affitta casa e bottega da un cugino del ricco e potente Palla Stozzi. Nella città, dove lavorano artisti come Ghiberti, Masaccio e Masolino, inizia un altro capitolo di vita e lavoro, che culmina in grandi opere come l’Adorazione dei Magi (Pala Strozzi) degli Uffizi e il Polittico Quaratesi. La prima, commissionatagli da Palla Strozzi, firmata e datata nel maggio 1424, rappresenta il lungo corteo dei Magi verso Betlemme, un’articolata cavalcata che si snoda occupando tutta la complessa carpenteria lignea ricoperta d’oro. Il sapore è gotico ma il fondo giocato su luce e colore e le scene della predella confermano la perfetta conoscenza delle novità fiorentine, interpretate con un animo «gentile» e cortese.
mtazartes@alice.it
LA MOSTRA
Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento

Fabriano, Spedale di Santa Maria del Buon Gesù, dal 21 aprile al 23 luglio (catalogo Electa).