Gentiloni firma la svolta dell’Rfid in Italia

Il ministro delle Comunicazioni sigla il decreto che consente l’uso della banda Uhf per i dispositivi di radioidentificazione di merci e persone. Decisivo il via libera anticipato dei militari

L’attendevano da tempo con ansia i produttori di tecnologie Rfid e le aziende che traggono vantaggio dall’uso delle etichette con chip e antenne per la radioidentificazione di prodotti, imballaggi, persone e persino animali. Parliamo dell’apertura all’uso per l’Rfid (Radiofrequency identification) della banda di frequenza Uhf, particolarmente adatta- pur con l’uso di potenze di emissione limitate (e quindi con basso consumo di energia) - a trasmettere dati a distanze apprezzabili e con maggiore velocità e precisione rispetto alle applicazioni Rfid in altre frequenze.

L’uso dell’Uhf va così ad aggiungersi a quelli delle frequenze Hf e Vhf, detentrici di caratteristiche complementari a quelle dell'Uhf, come per esempio la capacità di attraversare senza problemi materiali liquidi o solidi.

La firma del decreto da parte del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni è stato salutato con un plauso dall’Aim Italia (Associazione della identificazione automatica e della mobilità) perché, afferma il presidente Carlo Gagliardi, «ha rimosso un pesante ostacolo regolamentare, che sinora aveva impedito al segmento delle applicazioni Rfid di occupare la posizione ormai guadagnata nel mercato Ict (Information communication technology) negli Stati Uniti e in molti altri paesi dell’Unione, dove questa tecnologia è ormai uno standard in molte applicazioni». Senza timore a fare nomi di Paesi concorrenti all’Italia nel business, gli fa eco Giuseppe Luchesa, managing director di Psion Teklogix Italia: «Finalmente la legislazione italiana permette alle nostre aziende di competere alle condizioni di cui godono, ad esempio, le nostre controparti francesi ormai da anni».

A causare il ritardo accumulato erano stati finora dubbi interpretativi della direttiva della Commissione europea del 23 novembre scorso. A tenere premuto il freno erano le perplessità sulle possibili interferenze tra apparati Rfid e ponti radio militari, che utilizzano soprattutto le frequenze Uhf. Per questo i militari avevano chiesto una deroga di due anni in modo da poter effettuare tutte le necessarie verifiche sulla compatibilità o meno tra l’Rfid e le proprie infrastrutture radio.

Grazie alla collaborazione del ministero della Difesa è stato anticipato il disco verde che apre ai tag passivi l’utilizzo dello spettro di frequenza compreso tra gli 865 e li 868 MHz, «sulla base di non interferenza», specifica il decreto, «e senza diritto di protezione» e «ad uso collettivo». Il limite massimo di potenza è di 2 Watt.

La prevenzione delle interferenze, vale la pena sottolinearlo, è implicita nel fatto che gli apparati Uhf Rfid sono a “corto raggio”. Chi volesse implementare applicazioni di questo tipo non deve richiedere particolari autorizzazioni perche esse sono, continua il decreto, «soggette al regime del libero uso ai sensi dell’articolo 105, comma 1, lettera o del Codice delle comunicazioni elettroniche, emanato con decreto legislativo 1° agosto 2003».

 

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