Gergiev: «La Russia rinasce con la musica»

«Boris Godunov» perla della rassegna voluta dal direttore per avvicinare le culture

Piera Anna Franini

da Stoccolma

«Anche la Russia finalmente ha capito quanto sia importante collaborare. Io credo nel dialogo fra Paesi, un dialogo che deve essere sempre più aperto e naturale. Giorni fa ho portato i complessi del Mariinskij a Danzica, era la nostra prima volta in Polonia: l'atmosfera in sala è stata unica, carica di commozione. La musica può aiutare a rimarginare vecchie ferite. Anche Salonen ha diretto per la prima volta in Estonia, martedì, e l'atmosfera era la stessa». Parole di Valery Gergiev, direttore musicale e artistico, sovrintendente, anima del teatro Mariinskij di San Pietroburgo, l'uomo che nel giro di pochi anni ha reso questo teatro il numero uno della Russia e fra i più indicativi di questi tempi. Tempi che Gergiev attraversa nella veste di artista engagé, radicato nel contesto socio-politico-economico. Proietta il Mariinskij in una dimensione sempre più occidentale, però non dimentica il Baltico: un mare, fino a poco tempo fa, sinonimo di città dirimpettaie ma non comunicanti, il caso di Helsinki e dell'estone Tallinn. C'è una molla ideologica che va oltre le discettazioni musicologiche, alla radice del Festival del Mare Baltico, rassegna alla terza edizione voluta da Gergiev, Michael Tyden, general manager del Berwaldhallen (Radio svedese) e da Esa-Pekka Salonen, di Helsinki, direttore del momento con un incarico da poco riconfermato a Los Angeles, e il prossimo novembre per la prima volta alla Scala.
La culla del Festival rimane Stoccolma, però con nuove diramazioni, cioè Helsinki, Turku, l'antica capitale finnica, Danzica e Tallinn. Ogni città ha messo in vetrina i propri gioielli musicali: orchestre, direttori, solisti, composizioni di autori baltici del passato e del presente. Piovono pagine nuove o comunque recenti dall'Estonia, patria di grandi cori e di compositori affrancati da segregazioni sovietiche, Pärt in testa.
La Finlandia issa la bandiera Sibelius e la Svezia può sempre giocare la carta di un Coro con pochi pari. La Russia questa settimana ha esportato a Stoccolma e a Danzica il Boris Godunov di Musorgskij (versione 1869), di sicuro la colonna vertebrale del programma del Festival. Un Boris rovente, fatto di melodie lontananti, di tinte torbide e allucinate, in questo repertorio orchestra e coro del Mariinskij sono una garanzia. L'allestimento è quello bocciato di recente a Londra, opinione che confermiamo. «Boris rispecchia questa nostra terra di grandi talenti. Ora i talenti rimangono in patria, segno che le cose stanno cambiando. Con ciò non pensate che in Russia il governo sia poi così devoto alla cultura, come del resto accade altrove, comunque io non mi stanco di chiedere ai vertici di investire», ha spiegato Gergiev che ha voluto e sta avendo il nuovo auditorium attiguo al Mariinskij, un progetto da 250 milioni di euro.