A Gerusalemme nascono i bus separati per sesso

Gli ebrei ultraortodossi pretendono e ottengono che sulla linea che conduce al Muro del pianto uomini e donne viaggino divisi

Ecco l'apartheid sessuale. Siamo in Israele e si parte dai bus, con posti separati per uomini e donne. Succede a Gerusalemme dove, dopo un primo tentativo andato a vuoto, entra ora in funzione la linea di autobus speciali. A pretenderla, e pure con forza, sono stati i religiosi ultraortodossi che, in ossequio ai dettami più rigidi dei loro testi sacri, hanno preteso una rigorosa separazione dei due settori. Basta promiscuità. D'ora in poi ci sarà un'area riservata agli uomini e una per le sole donne: maschi di qua e femmine di là. Sembra impossibile perché parliamo del terzo millennio, eppure funziona proprio così.
Le corse, già in funzione, collega dallo scorso venerdì i rioni abitati dagli ebrei ortodossi con la fermata antistante il Muro del Pianto, o Muro Occidentale, il luogo di preghiera per eccellenza dell'ebraismo. Ma anche uno dei posti più frequentato dai turisti di tutto il mondo.
Nata dall'iniziativa di un sodalizio denominato Comitato Mehandrin di Terra Santa, il nuovo servizio trasporta i fedeli gratis nel rispetto delle regole della più severa dottrina segregazionista. Gli ultraortodossi - secondo i quali ci sarebbero almeno 20mila persone interessate al progetto tra quelle che ogni giorno si spostano dai loro quartieri residenziali al Muro del Pianto per pregare - ci avevano già provato il mese scorso. Ma la Egger, compagnia che gestisce le corse interne delle corriere israeliane in regime di semimonopolio, aveva fatto ricorso con successo dinanzi al ministero dei Trasporti, sostenendo che i mezzi alternativi non avevano le licenze previste.
Ma si è trattato soltanto di uno stop momentaneo perché gli ebrei ultraortodossi non ci hanno pensato due volte prima di ritornare alla carica. Questa volta, però, con successo perché i religiosi si sono rivolti a una piccola società di trasporto locale regolarmente registrata che, come spiega Binyamin Mark, del Comitato Mehandrin, «non si è fatta intimidire da vane minacce». E conta anzi di moltiplicare in tempi brevissimi il numero dei bus dove uomini e donne viaggeranno separatamente.