Gesù torna nel mondo a «7 km da Gerusalemme»

Il protagonista di «Arancia meccanica» racconta della propria carriera e del suo amore per la città natale (Liverpool) e la sua squadra di calcio

Adriano De Carlo

Si gira a Torino, zona Precollina, un film italiano nato da un best seller di Pino Farinotti (più di 40mila copie vendute in poche settimane) edito dalla San Paolo. È solo l’inizio di un lungo cammino che condurrà la troupe nelle affascinanti e terribili sabbie della Siria, a Damasco, Palmyra, Aleppo dall’inizio di luglio. Si tratta di 7 km da Gerusalemme, un progetto ambizioso, forse necessario per rovesciare il pessimo presente del cinema italiano. Una vicenda in controtendenza, di audace concezione tematica, in cui il personaggio chiave è quello di Gesù, che ritorna ai giorni nostri per misurare la reale decadenza del mondo moderno. Stavolta, con un’invenzione assai felice degli autori, il Cristo non più risorto, ma semplicemente ritornato, affronta con dolce ironia, con asciutta sottigliezza, con divina e generosa simpatia i modelli sui quali si rapporta la gente, lontana ormai dal sentimento religioso, immersa nel magma mediatico, dal quale Gesù estrae alcuni esemplari rovesciandone le intenzioni.
Il romanzo è stato sceneggiato dal regista Claudio Malaponti, alla sua seconda prova dopo La grande prugna, assieme a Graziano Prota. Il film, finanziato dal ministero dei Beni culturali e da Rai Cinema, vede l’esordio come protagonista di Luca Ward, finalmente un volto cinematografico dopo essere stata la «voce» più incisiva, sensuale e distintiva di alcuni tra i divi più importanti, come Russell Crowe, Pierce Brosnan e Samuel L. Jackson. È Alessandro, un guru della pubblicità, un quarantenne sul piano inclinato della decadenza morale, ancora integro, per ora, con un futuro lacunoso, tra personaggi attuali, sorprendenti, tutti ormai preda di un malessere diffuso. È solo una circostanza fortunosa a condurre Alessandro/Ward a Gerusalemme, dove incontra Gesù, tra stupore, compiacimento e un’umana curiosità che si trasforma in dialogo. Ward, volto canagliesco ma redimibile, ben noto agli spettatori di Elisa di Rivombrosa, è un’altra occasione perduta fino ad ora dal nostro cinema. Ma oggi che l’attore ha superato la quarantina, con baldanza ed entusiasmo, ricorda ciò che gli disse Sergio Leone: «Aspetta di avere 30/35 anni e poi ti faccio fare un western». Come sono andate le cose è storia nota: né a vantaggio del povero Leone, né dell’aitante Ward. Le cose cambiano e sulla strada di Gerusalemme Ward incontra Gesù, l’esordiente Alessandro Etrusco, un sorprendente volto di Cristo, la somma di tutti i Gesù delle iconografie e del cinema, forse non solo una fortunata combinazione.
Il libro, trasferito su grande schermo, ha la responsabilità di trascinare il nostro cinema in zone più rassicuranti, con tematiche più ampie, con una visione creativa lontana dal trendy. È una sensazione che si coglie osservando la troupe al lavoro, capitanata dal giovane regista Malaponti. Il governo siriano ha concesso ospitalità alla troupe, malgrado il tema delicato. Prodotto da Artika Film Production, con Rai Cinema e Multimedia San Paolo, il film sarà completato entro il 6 luglio. Si prevede l’uscita all’inizio del 2006.

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